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giovedì 22 maggio 2014

Mar Cinese meridionale: Hanoi e Manila sempre più unite contro Pechino

da www.asianews.it

VIETNAM - FILIPPINE - CINA
di NH

Vietnam e Filippine potenziano la partnership strategica e la cooperazione bilaterale. L’obiettivo è rafforzare gli scambi economici e migliorare la collaborazione nell’istruzione, cultura, attività sociali, sicurezza marittima e protezione dei mari. Analisti avvertono la Cina: le mire illegali spingono le nazioni dell’area a “formare una coalizione” per “contrastarne l’egemonia”.


Hanoi (AsiaNews) - Il primo ministro vietnamita Nguyễn Tấn Dũng e il presidente filippino Benigno Aquino III rafforzano la partnership strategica e la cooperazione bilaterale, per contrastare il crescente "imperialismo" di Pechino nel mar Cinese meridionale. I vertici dei due Paesi si sono incontrati in questi giorni, in occasione del Forum Economico Mondiale per l'Asia dell'est in programma dal 21 al 22 maggio a Manila, nelle Filippine, e incentrato sul tema: "Promuovere la crescita in un progresso disomogeneo". Il premier vietnamita ha partecipato alla sessione di apertura dei lavori in qualità di ospite d'onore ed è intervenuto a una tavola rotonda dedicata all'agricoltura e alla sicurezza alimentare nei Paesi Asean (Associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico); egli si è inoltre trattenuto con altri leader internazionali, discutendo di affari e questioni economiche.
Tuttavia, a tenere banco nella due giorni di incontri il rafforzamento dell'asse fra Manila e Hanoi in chiave anti-cinese, per fermare l'espansionismo di Pechino nella regione Asia-Pacifico. Ieri il premier vietnamita e il presidente filippino hanno affrontato il tema della "dichiarazione illegale di sovranità" di Pechino sui mari, basata sulla cosiddetta "lingua di bue" che comprende quasi l'85% delle acque del mar Cinese meridionale (Filippine, Malaysia, Brunei, Vietnam e Indonesia).
L'atteggiamento aggressivo della Cina ha scatenato nei giorni scorsi una ondata di proteste in Vietnam, che ha assunto una deriva violenta con assalti e roghi. Dietro le violenze, la decisione di piazzare il Primo maggio scorso una piattaforma per l'esplorazione petrolifera, la Haiyang Shiyou 981, seguita dall'invio di 130 fra navi della marina, aerei da caccia ed elicotteri al largo della costa orientale vietnamita. Una mossa che ha esacerbato il nazionalismo di una fetta consistente della popolazione vietnamita, che ha promosso proteste di piazza con una deriva violenta caratterizzata da roghi e assalti che ha causato almeno due morti e oltre 140 feriti.
Nell'ultimo mese anche Jakarta, in un paio di occasioni, ha protestato contro la Cina per la rivendicazione avanzata dal governo di Pechino delle Natuna Islands, nel mare Orientale al largo della costa indonesiana. A più riprese Hanoi e Manila hanno denunciato l'aggressività della Cina nel corso dell'ultimo summit Asean a Naypyidaw, in Myanmar. Geoff Dyer, esperto di politica internazionale del Financial Times, sottolinea che "più la Cina rafforzerà le sue mire illegali su isole e acque", più gli altri Paesi della regione "si uniranno a formare una coalizione [...] per contrastarne l'egemonia".
Il rafforzamento del legame Manila-Hanoi avrà risvolti anche in campo economico, con l'obiettivo di rinsaldare il patto di cooperazione sottoscritto nell'ottobre 2011 e che copre il periodo 2011-2016; il volume di affari cresce ogni anno e nel 2013 si è attestato attorno ai 2,9 miliardi di dollari. La collaborazione riguarderà anche i settori dell'istruzione, cultura, attività sociali, sicurezza marittima e protezione della sovranità dei mari.
Da tempo Vietnam e Filippine manifestano crescente preoccupazione per "l'imperialismo" di Pechino nei mari meridionale e orientale; il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende isole contese - e  la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel - da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue", usata da Pechino per marcare il territorio. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area di elevato interesse per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali.

venerdì 16 maggio 2014

India, Narendra Modi e i nazionalisti indù vincono le elezioni

da www.asianews.it

Nelle prossime ore usciranno i dati definitivi sulla maggioranza ottenuta dal Bharatiya Janata Party (Bjp) di Modi. Il Congress ammette la sconfitta e si dice "pronto a fare opposizione". Leader cristiano ad AsiaNews: "Ci congratuliamo, ma preghiamo perché si rispettino i diritti delle minoranze".


Mumbai (AsiaNews) - Una vittoria più che annunciata: la National Democratic Alliance (Nda), coalizione guidata dai nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party (Bjp), guiderà il nuovo governo dell'India. Primo ministro del nuovo esecutivo sarà il controverso ma carismatico Narendra Modi, chief minister del Gujarat. Anche se i dati ufficiali verranno divulgati solo nelle prossime ore di oggi, le prime indicazioni suggeriscono che il Bjp otterrà la maggioranza assoluta di seggi (272 su 543) e per questo non avrà bisogno di alleanze per governare il Paese.
Il partito del Congress, alla guida del governo uscente, ha ammesso la sconfitta. "Accettiamo la disfatta - ha dichiarato il portavoce Rajeev Shukla -. Siamo pronti a sedere tra i banchi dell'opposizione".
Attraverso AsiaNews Sajan K. George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), "si congratula con Modi e con il Bjp per la strepitosa vittoria. Rivolgiamo le nostre preghiere affinché le credenziali laiche della Costituzione indiana siano rispettate come sacre e si garantisca pari trattamento e diritti a tutti i cittadini della nostra grande nazione, senza favori per alcune sezioni della società". (NC)

lunedì 5 maggio 2014

Saigon: cattolici e buddisti in aiuto dei reduci di guerra del Sud, dimenticati da Hanoi

da www.asianews.it

di Nguyen Hung
La parrocchia del Mutuo Soccorso ha ospitato una iniziativa interreligiosa a favore dei sopravvissuti al conflitto. Accoglienza, solidarietà e piccoli contributi economici per persone mutilate o invalide, ai margini della società, costrette a vivere di espedienti. Superiore dei Redentoristi: “Vogliamo darvi l’amore di Gesù e il rispetto per voi stessi”.


Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Un movimento interreligioso di Ho Chi Minh City - che riunisce cattolici, protestanti e buddisti - su iniziativa dei padri Redentoristi di Saigon, ha promosso un'iniziativa di solidarietà per 435 soldati sud-vietnamiti reduci di guerra. Si tratta di combattenti della ex Repubblica del Vietnam, filo-americana, sconfitta dall'esercito nord-vietnamita che nel 1975 ha riunificato il Paese. Il governo comunista ha dimenticato, se non abbandonato, questi soldati che in battaglia hanno subito gravi ferite e che oggi sono incapaci di guadagnarsi da vivere e per questo sono costretti a mendicare per le vie della metropoli. Tuttavia, almeno per un giorno, il 28 aprile scorso queste persone ai margini della società hanno trovato riparo e accoglienza nella parrocchia di Nostra Signora del Mutuo Soccorso.
Da tempo gruppi interreligiosi e leader di fedi diverse cercano di lenire le ferite e le devastazioni che hanno diviso e insanguinato il Vietnam fra il 1956 e l'aprile del 1975. In quasi vent'anni di conflitto sono morte fra due e cinque milioni di persone, compresi soldati stranieri di Stati Uniti, Filippine, Thailandia e Australia, oltre che militari del Nord e della Repubblica sud-vietnamita. Moltissimi i feriti, i mutilati e gli invalidi di guerra, la maggior parte dei quali sono stati dimenticati o emarginati dal regime comunista di Hanoi col passare del tempo.
Oggi non è difficile trovare agli angoli delle strade della ex Saigon, nei mercati, nelle stazioni o nei parchi pubblici reduci ciechi, storpi per le ferite di guerra, amputati senza uno o più arti, intendi a vendere biglietti della lotteria, spazzolini o altri piccoli oggetti per guadagnarsi da vivere. Ancora oggi non si dispone di una stima precisa di "soldati feriti" del Sud, ma sono di certo nell'ordine delle migliaia a 39 anni di distanza dalla fine del conflitto.
P. Joseph Đinh Hữu Thoại ricorda i momenti che hanno portato alla nascita di questa iniziativa interreligiosa di carità: nel 2012 il superiore buddista Thích Không Tánh rende omaggio ai reduci di guerra della Repubblica del Vietnam nella pagoda di Liên Trì. Nel 2013 e anche in questo 2014 il monaco chiede la collaborazione dei Redentoristi di Saigon per dare maggiore forza all'evento. "Lo scorso anno erano presenti oltre cento soldati reduci" racconta il sacerdote, ma quest'anno il "siamo arrivati a 435 soldati". Un numero consistente, per questo egli desidera ringraziare "i molti benefattori" che hanno contribuito fornendo ciascuno 50 dollari.
Il signor Tâm è uno delle centinaia di reduci e combattenti e conferma di essere stato vittima di discriminazioni ed emarginazione, venendo escluso a più riprese dalle politiche di assistenza del governo socialista di Hanoi. Egli ringrazia i Redentoristi e ricorda "con orgoglio" di aver "sacrificato una parte del proprio corpo per la repubblica del Vietnam". Il monaco Kim Lân della religione Cao Đài, nella chiesa di Tây Ninh, afferma che "il vostro sacrificio sarà per sempre ricordato come parte della storia del Vietnam". Il pastore mennonita Nguyễn Hoàng Hoa aggiunge: "Vi siete sacrificati per proteggere la nazione". Infine p. Vincent Phạm Trung Thành, superiore provinciale dei Redentoristi, che si rivolge ai reduci dicendo che "non tutti vi ignorano, ma si sono dimenticati di voi. Oggi sono felice di vedervi [...] i sacerdoti e i religiosi Redentoristi di Saigon vi vogliono trasmettere un po' di felicità. Oggi vi diamo piccoli doni, ma vogliamo darvi innanzitutto l'amore di Gesù e il rispetto per voi stessi".