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lunedì 9 dicembre 2013

Bangkok: sciolto il Parlamento, elezioni anticipate. Ma la protesta continua

da www.asianews.it

09/12/2013 08:57
THAILANDIA
La premier Yingluck Shinawatra vuole restituire il “potere al popolo” e tornare al voto “il prima possibile”. Una risposta alle dimissioni in massa di ieri dell’opposizione. Continua la marcia dei dimostranti verso la sede dell’esecutivo. Il leader della protesta proclama “il giorno del giudizio” e vuole che l’intera famiglia Shinawatra lasci il Paese.


Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - La premier thai Yingluck Shinawatra ha annunciato lo scioglimento del Parlamento ed elezioni anticipate a breve giro, per mettere fine alle proteste di piazza che da diversi giorni - salvo un breve intervallo per il compleanno del re - si susseguono a Bangkok. La decisione del Primo Ministro giunge a 24 ore dalle dimissioni di massa delle opposizioni parlamentari e all'annuncio di un'imponente marcia dei manifestanti (le Camicie gialle) verso la sede del governo in programma per oggi. Intanto i vertici dell'esercito - il vero potere forte del Paese, protagonista in passato di numerosi colpi di Stato - continuano a ribadire la posizione di neutralità, sebbene nei giorni scorsi alcuni alti ufficiali si siano spesi per la mediazione fra i due fronti, affermando di non voler essere "coinvolti" nella controversia.
Il governo thai vuole scongiurare spargimenti di sangue e violenze di piazza, come ha confermato la premier Shinawatra questa mattina in un discorso alla nazione. "In questo momento - ha aggiunto - la cosa migliore è restituire il potere al popolo thai e indire elezioni". Al momento non vi sono date in calendario per la tornata elettorale, anche se la Primo Ministro ha assicurato che si svolgeranno "il prima possibile".
Dopo la pausa, il 6 dicembre scorso, per celebrare l'86mo compleanno di re Bhumibol Adulyadej che, nel discorso alla nazione, ha invitato il suo popolo alla collaborazione e al sostegno reciproco. Un riferimento implicito agli scontri della scorsa settimana, che hanno causato quattro morti e decine di feriti. Obiettivo delle sommossa le dimissioni del governo guidato dalla premier Yingluck Shinawatra, accusata di essere un "pupazzo" nelle mani del fratello Thaksin, multimiliardario ed ex Primo Ministro, in esilio per sfuggire a una condanna a due anni di carcere.
In realtà, l'attuale governo è stato eletto nel 2011 in modo democratico nel 2011 e il 28 novembre scorso ha superato in modo netto una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni in Parlamento (297 voti contro 134).
Secondo le norme vigenti, in seguito allo scioglimento del Parlamento restano due mesi a disposizione per restituire la parola agli elettori; tuttavia, il gesto del premier potrebbe non bastare per soddisfare le rivendicazioni dei manifestanti, che vogliono un radicale cambiamento dell'intero sistema democratico e confermano che la marcia verso le sedi governative continua. Durante la manifestazione odierna, soprannominata "il giorno del giudizio", essi hanno chiesto a gran voce che l'attuale premier Yingluck e tutta la famiglia lascino (per sempre) il Paese.
Molti analisti ed esperti di politica thai sottolineano che il governo gode tuttora di ampio consenso in molte fasce della popolazione, soprattutto fra le campagne e nel nord della Thailandia. E, con tutta probabilità, in caso di nuove elezioni potrebbe riconquistare con facilità la guida del Paese. Di contro, i dimostranti pretendono che l'attuale esecutivo sia sostituito da un "Consiglio del popolo", peraltro non eletto dai cittadini. Il leader dell'opposizione Suthep Thaugsuban ha affermato che "il movimento continuerà a combattere" sino a che non avrà sradicato "il regime dei Thaksin".

giovedì 5 dicembre 2013

India, leader indù contro la legge sulle violenze interreligiose

da www.asianews.it

INDIA
Si apre oggi la sessione invernale del Parlamento, in cui si discuterà di nuovo l'introduzione della Communal Violence Bill. Narendra Modi, candidato premier del Bharatiya Janata Party (Bjp), definisce la legge "un disastro" da fermare. Egli è considerato responsabile dei massacri tra indù e musulmani del 2002 in Gujarat, dopo i quali si decise di creare il decreto.


New Delhi (AsiaNews/Agenzie) - La Communal Violence Bill (Cvb), la legge sulla violenza interreligiosa, torna nel Parlamento indiano. La sessione invernale delle due camere si è aperta oggi e si chiuderà il prossimo 20 dicembre. Tuttavia, ci sono già voci critiche tra le fila del Bharatiya Janata Party (Bjp, partito ultranazionalista indù leader dell'opposizione). Narendra Modi, chief minister del Gujarat e candidato premier del Bjp, ha definito la legge "una ricetta per il disastro".
Voluta dal National Advisory Council (Nac) di Sonia Gandhi, la Cvb conferisce al governo centrale il potere di intervenire in modo diretto nei casi di violenza interreligiosa, anche scavalcando le autorità statali. L'idea di una simile legge è nata dopo i massacri del Gujarat nel 2002, in cui più di 2mila musulmani morirono per mano della comunità indù. Per le stragi, proprio Narendra Modi è sempre stato ritenuto responsabile.
In seguito, i pogrom anticristiani dell'Orissa (2008) e il conseguente fallimento dei singoli Stati nel garantire la giustizia, hanno portato ancora la questione al centro del dibattito politico.
Parlando del disegno di legge, Modi lo ha definito "studiato e abbozzato male", e  un modo per "ottenere voti, anziché [una forma di] genuina preoccupazione". Secondo il leader ultranazionalista indù, esso rappresenta il tentativo di "invadere l'autorità degli Stati".