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giovedì 31 ottobre 2013

Operai indonesiani, tre milioni in sciopero per l'aumento dei salari

da www.asianews.it

INDONESIA
L'inflazione, provocata ad arte per migliorare le esportazioni della forte economia locale, sta distruggendo la vita dei lavoratori. Che ora chiedono perché, dopo aver contribuito a far crescere il benessere comune, siano costretti a vivere nelle fogne.


Jakarta (AsiaNews/Agenzie) - Almeno tre milioni di lavoratori indonesiani iniziano oggi uno sciopero nazionale di due giorni, convocato per chiedere salari migliori in una delle nazioni del Sud Est asiatico dal miglior andamento economico. Il costo della vita, spiegano gli organizzatori della protesta, sta crescendo a causa dell'alta inflazione provocata per migliorare le esportazioni: per questo è fondamentale che ai lavoratori sia adeguato lo stipendio.
Said Iqbal, presidente della Confederazione dei sindacati indonesiani (Kspi), spiega: "Molti lavoratori non possono più permettersi di pagare l'affitto e vivono sotto i ponti o perfino nelle fogne. Invece del riso sono costretti a mangiare spaghetti precotti. Abbiamo collaborato moltissimo alla ripresa economica, perché ora veniamo calpestati?".
Gli scioperanti sostengono di essere stati colpiti in particolare dall'aumento stellare dei carburanti che si è verificato a giugno, quando il petrolio è salito del 44% e il diesel del 22%. Con questo sciopero, conclude Iqbal, "chiediamo solo un ritocco che ci permetta di compensare i prezzi aumentati dall'inflazione".
Secondo il Kspi, allo sciopero nazionale hanno aderito i lavoratori delle industrie che vanno dal tessile al minerario in 20 delle 34 province del Paese. Per oggi sono attesi 300mila manifestanti nella capitale Jakarta, mentre altri 400mila cammineranno davanti al polo industriale di Bekasi.
Negli ultimi anni, la crescita economica media indonesiana ha toccato sempre almeno il 6% annuale. Ma negli ultimi mesi questa è rallentata e i commerci sono stati colpiti dal timore che gli Stati Uniti potessero fermare il programma di stimolo alle industrie.
Tuttavia l'Indonesia rimane una delle economie più solide fra le nazioni in via di sviluppo, tanto che i lavoratori di Jakarta hanno ottenuto quest'anno un aumento dei salari minimi del 44%, arrivando a circa 142 euro al mese. I manifestanti chiedono che la cifra arrivi "almeno" a circa 240 euro.

martedì 29 ottobre 2013

Vietnam: altro che crisi, nel 2013 boom di imprese a Ho Chi Minh City

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  29 ottobre 2013  alle  6:00.

Nei primi nove mesi dell’anno oltre 20 mila nuove imprese hanno aperto a , grazie alle politiche di sostegno lanciate dall’amministrazione locale.vietnamimpresa
Secondo il dipartimento per la Tassazione, riporta News Agency, nello stesso periodo il numero di imprese che hanno chiuso i battenti, 18 mila, è stato “nettamente” inferiore a quello delle imprese che hanno aperto.
Circa 20.700 nuove compagnie si sono installate nella più grande città del paese, portando il numero totale delle imprese a quota 137.700.
Allo stesso tempo, più di 5.200 aziende hanno ripreso le loro attività, soprattutto in settori quali servizi, commercio, abbigliamento e legno.
Il dipartimento per la Tassazione attribuisce questi recenti sviluppi positivi agli sforzi dell’amministrazione locale per aiutare le imprese ad avviare un’attività attraverso il credito preferenziale e regimi fiscali agevolati.


sabato 26 ottobre 2013

Thein Sein: no al secondo mandato. Nel 2015 sfida a due fra Aung San Suu Kyi e Shwe Mann

da www.asianews.it

MYANMAR
di Francis Khoo Thwe
Il presidente birmano pare intenzionato a lasciare la politica attiva. La conferma arriva dall’attuale presidente del Parlamento, che si annuncia come lo sfidante principale della leader dell’opposizione alle prossime elezioni. Servono però modifiche alla Costituzione perche la Nobel possa concorrere e il cammino di riforme è “molto lento”.


Yangon (AsiaNews) - Il presidente birmano Thein Sein, protagonista del cammino di riforme avviato dal Myanmar negli ultimi due anni, non si candiderà per un secondo mandato dopo le elezioni generali del 2015. È quanto ha affermato il presidente del Parlamento Shwe Mann, numero uno del partito di governo Union Solidarity and Development Party (Usdp); egli ha inoltre aggiunto che prenderà il posto dell'attuale capo di Stato nella sfida - con tutta probabilità - a due con Aung San Suu Kyi per la carica più alta del Paese. In accordo con la leader dell'opposizione birmana, Mann auspica inoltre che la Costituzione possa essere emendata, per permettere alla Suu Kyi di partecipare a pieno titolo alla partita per la presidenza del Myanmar.
Le parole del presidente del Parlamento confermano che Thein Sein non si ripresenterà al secondo mandato. Egli chiuderà il quadriennio aperto nel 2011 e caratterizzato da aperture in politica estera, (timide) riforme democratiche ed economiche, rilascio di (parte dei) detenuti politici e tentativi di pace con le minoranze etniche. Cambiamenti che sono valsi la cancellazione di gran parte delle sanzioni commerciali e diplomatiche con Stati Uniti e Unione europea. Nei mesi scorsi il 68enne capo di Stato aveva già annunciato il proposito di ritirarsi e non si sarebbe "opposto" a una candidatura di Aung San Suu Kyi.
La rinuncia di Thein Sein favorisce l'ascesa di Shwe Mann, un tempo numero tre della giunta militare, oggi presidente del Parlamento e giudicato una figura "moderata, con credenziali da riformista" che vanta buoni rapporti coi militari. Dal maggio scorso egli ha sostituito il presidente birmano alla guida dello Usdp e auspica in modo aperto e palese "l'emendamento della sezione 59F della Costituzione" - che blocca di fatto la corsa di Suu Kyi alla presidenza, ndr - perché vi siano "elezioni libere e giuste".
Intervistato dal quotidiano dissidente The Irrawaddy Shwe Mann ha confermato un approccio soft alla politica birmana, rivelandosi più per il navigato uomo politico di oggi, piuttosto che il temuto generale di un tempo. In un primo momento, egli sembrava dovesse essere il vero uomo forte scelto dal generalissimo Than Shwe per succedere alla guida del Myanmar dopo il voto del 2011. Affindando pazienza e scaltrezza politica, il presidente del Parlamento ha saputo ritagliarsi un ruolo importante nel panorama nazionale, mantenendo rapporti con i vertici militari e mostrandosi pronto a un confronto onesto e a viso aperto con Aung San Suu Kyi.
In riferimento alla Nobel per la pace, egli auspica modifiche alla "controversa" Costituzione, anche se essa è "una delle carte più difficili al mondo da cambiare". In questi anni non ha risparmiato critiche alle scelte del presidente Thein Sein (e all'esecutivo), senza però mai metterne in dubbio l'autorità, spingendo al contempo sull'acceleratore nel cammino delle riforme. Infine, Shwe Mann nutre dubbi sulle reali possibilità di un "accordo di pace nazionale a breve" con tutte le minoranze etniche, perché prevalgono ancora "interessi personali" sul benessere comune.
Nel 2015 il Myanmar si recherà alle urne per le elezioni parlamentari; il voto rinnoverà per intero le Camere, chiamate poi a eleggere il nuovo capo di Stato che succederà all'attuale presidente Thein Sein, ex generale e Primo Ministro ai tempi della giunta militare birmana. Dopo decenni di dittatura, nel 2011 il Paese ha celebrato le prime elezioni (in parte) libere della storia recente, con un turno suppletivo nel 2012 che ha sancito l'ingresso della leader della Lega nazionale per la democrazia - che ha trascorso 15 degli ultimi 22 anni agli arresti domiciliari per ordine della giunta - in Parlamento.
Intanto anche Aung San Suu Kyi conferma a più riprese di voler correre per la carica più alta del Paese, sebbene una norma contra personam blocchi di fatto ad oggi la candidatura. Di recente è stato nominato un comitato di 109 parlamentari chiamato a lavorare sulle modifiche alla Costituzione (approvata nel 2008 in piena emergenza per il ciclone Nargis), compresa la possibilità di una maggiore autonomia per le minoranze etniche nei rispettivi stati (Kachin, Karen, Shan, Chin, etc). Tuttavia, alcuni osservatori mostrano come il cammino di riforme sia stato sinora molto lento. La stessa leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld) auspica maggiore rapidità nei lavori, perché senza riforme costituzionali "le elezioni del 2015 saranno ingiuste e determineranno una "democrazia falsata".

venerdì 25 ottobre 2013

India e Cina vogliono riaprire la Via della Seta

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  25 ottobre 2013  alle  6:00.

e studieranno un modo per creare un corridoio economico che attraversa i due paesi e che copre anche il e il .indiaaesercito
Lo riporta Press Trust of India (Pti), secondo cui i rappresentanti dei quattro paesi coinvolti nel progetto Bcim (Bangladesh, Cina, India e Myanmar) si riuniranno in dicembre per definirne i dettagli.
L’accordo tra le due potenze asiatiche, precisa l’agenzia, è frutto del recente incontro tra il primo ministro cinese Li Keqiang e il suo omologo indiano a .
Manmohan, dopo l’incontro con Li, ha assicurato che Pechino condivide le sue stesse preoccupazioni per la bilancia commerciale “non sostenibile” tra i due paesi. Il corridoio, che attraversa la “Via della Seta meridionale”, vuole anche essere una “via di esplorazione” per colmare questa lacuna.
Secondo i dati ufficiali di Nuova Delhi, riportati da Pti, nel 2012-2013 le esportazioni indiane verso la Cina sono ammontate a 13,53 miliardi di dollari, mentre le importazioni a 52,24 miliardi.
Infine, le parti hanno accennato alla possibilità di un accordo commerciale bilaterale regionale.

lunedì 21 ottobre 2013

Il card. Gracias incontra la Gandhi: Lavoriamo insieme per proteggere tutti gli indiani

da www.asianews.it

INDIA
di Nirmala Carvalho
L’arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale (Cbci) spiega ad AsiaNews: "Un incontro non per chiedere favori speciali, ma per discutere di giustizia sociale per tutti". La Gandhi: “Apprezzo i servizi resi dalla comunità cattolica alla società”.


Mumbai (AsiaNews) - Libertà religiosa per tutte le minoranze; pari diritti per i dalit cristiani e musulmani; la controversa Food Security Bill: sono alcuni dei temi che il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci), ha discusso di persona con Sonia Gandhi, presidente della United Progressive Alliance (Upa), coalizione al governo in India. Ad AsiaNews il porporato spiega che l'incontro, avvenuto il 16 ottobre scorso, "è stato un'occasione non per chiedere favori speciali, ma solo giustizia, uguaglianza e protezione per tutti i cittadini, come garantisce la Costituzione del nostro Paese".
Durante il confronto il cardinale si è congratulato con il presidente dell'Upa per l'approvazione della Food Security Bill, definendo il decreto - che prevede la distribuzione di cibo a basso costo per 800 milioni di poveri - "un grande passo del governo verso la cura dei bisognosi e degli oppressi". La Gandhi ha assicurato all'arcivescovo che "le preoccupazioni espresse saranno affrontate in modo serio", e ha dichiarato di apprezzare "i servizi resi dalla comunità cattolica in molti campi, soprattutto quello dell'istruzione e della sanità".
Il cardinale specifica ad AsiaNews di voler "incontrare tutti i partiti del Paese", a dimostrazione che "la Chiesa non cerca privilegi, ma desidera solo esercitare i nostri diritti sanciti dalla Costituzione. L'India è la più grande democrazia laica al mondo, che attraverso la Carta garantisce all'intera popolazione tutti i diritti umani fondamentali. Come cristiani siamo parte integrante della società indiana".
Nel Paese la comunità cristiana rappresenta il 2,3% della popolazione. Tuttavia, sottolinea il presidente della Cbci, "la Chiesa si è dedicata senza sosta alla costruzione di questa nazione per centinaia di anni. Essa ha dato un grande contributo per il benessere generale della società, senza mai fare discriminazioni di casta o credo, e non è mai intervenuta in questioni che non le riguardavano. La nostra unica richiesta è di poter lavorare e vivere liberamente, secondo i diritti proclamati dalla Costituzione. E questi includono il diritto a praticare la propria religione".


venerdì 11 ottobre 2013

Cattolici indonesiani: pellegrinaggi e adorazioni nel mese di Maria

da www.asianews.it

INDONESIA
di Mathias Hariyadi
Nel fine settimana a East Jakarta un seminario pubblico sul “potere della preghiera” alla Madonna. Nello Java centrale incontri dedicati alla Maria, quale “percorso efficace” per portare Cristo agli uomini. A Purwokerto il vescovo celebra una messa alla presenza di migliaia di fedeli. Nel maggio scorso un hotel di Jakarta ha ospitato incontri di preghiera dedicato agli uomini d’affari.


Jakarta (AsiaNews) - I cattolici indonesiani riservano una devozione profonda per l'adorazione eucaristica e il culto mariano, in particolare nei due mesi che la Chiesa cattolica dedica alla Madonna: maggio e ottobre. In questi due periodi dell'anno migliaia di fedeli, in tutte le zone dell'arcipelago, partecipano a pellegrinaggi e visite alle grotte mariane più vicine, per riunirsi in preghiera e adorazione. Movimenti e gruppi cattolici promuovono viaggi organizzati nei principali centri mariani, nel Paese e in tutto il mondo, con momenti di preghiera e recita del Rosario.
Fra le varie iniziative in programma nel fine settimana, un seminario aperto a tutti incentrato sul tema "il potere della preghiera a Maria" presso la parrocchia di San Giuseppe di Matraman (East Jakarta). Interpellato da AsiaNews E. Krisnadi, membro del comitato organizzatore, afferma che durante il forum si parlerà della "spiritualità" della Vergine e della preghiera a lei dedicata, "l'Ave Maria".
Un altro appuntamento "ancora più imponente" dedicato a Maria è quello promosso da un gruppo laico della parrocchia di Santa Teresa a Menteng, nello Java centrale. Ospitato da un movimento di preghiera locale, questo seminario tratterà del ruolo della Madonna come "percorso efficace" per portare Cristo agli uomini, come recita la famosa giaculatoria a Gesù per Maria. I seminari avranno cadenza settimanale, al termine dei quali vi sarà un grande pellegrinaggio alla grotta mariana di Sawer Rahmat a Kuningan (Cirebon, nel West Java, 200 km a est di Jakarta).
Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro alla parrocchia di Pejomponang, nell'arcidiocesi di Jakarta, anch'esso incentrato sulla forza di Maria e il suo carisma per l'umanità. A Purwokerto, nello Java centrale, gli incontri di adorazione presso la grotta dedicata alla Madonna sono proseguiti per tutto l'anno e si concludono con una messa solenne presieduta dal vescovo mons. Julianus Sunarka, alla presenza di migliaia di fedeli.
Nel mese di maggio la comunità cattolica di Jakarta ha organizzato una novena alla Madonna, in uno spazio del tutto particolare: non una chiesa o una cappella, ma in un grande hotel di Jakarta, in uno dei centri più importanti per gli affari. Un modo per favorire occasioni di preghiera e riflessione ai businessmen che ruotano attorno alla capitale indonesiana, e che ha registrato la partecipazione di migliaia di persone.
In Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, i cattolici sono una piccola minoranza composta da circa sette milioni di persone, pari al 3% circa della popolazione totale. Nella sola arcidiocesi di Jakarta, i fedeli raggiungono il 3,6% della popolazione. La Costituzione sancisce la libertà religiosa, tuttavia la comunità è vittima di episodi di violenze e abusi, soprattutto nelle aree in cui è più radicata la visione estremista dell'islam, come ad Aceh. Essi sono una parte attiva nella società e contribuiscono allo sviluppo della nazione o all'opera di aiuti durante le emergenze, come avvenuto per in occasione della devastante alluvione del gennaio scorso.


giovedì 10 ottobre 2013

Hanoi, avvocato cattolico incontra i parenti in carcere e annuncia ricorso contro la condanna

da www.asianews.it

VIETNAM
Per la prima volta dall’arresto, nel dicembre 2012, Le Quoc Quan ha potuto parlare “per 30 minuti” con cinque familiari. Egli “non condivide” il verdetto e annuncia il proposito di ricorrere in appello. Dalla cella ha voluto ringraziare cattolici, buddisti e organizzazioni attiviste che lo hanno sostenuto in questi mesi.


Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Per la prima volta dall'arresto - avvenuto nel dicembre 2012 - l'avvocato e dissidente cattolico vietnamita Le Quoc Quan ha potuto incontrare i familiari in prigione. Condannato nei giorni scorsi a 30 mesi di carcere, egli ha riferito al fratello che la sentenza è "priva di qualsiasi fondamento" e annunciato il proposito di "ricorrere in appello". I vertici della Hoa Lo No. 1 Prison di Hanoi hanno concesso un incontro di circa 30 minuti fra il legale e cinque familiari. Con la chiusura del procedimento di primo grado e la conferma della condanna, le autorità vietnamite hanno concesso ai familiari di Quan "visite regolari a cadenza mensile".
Interpellato da Radio Free Asia (Rfa) al termine dell'incontro, il fratello e attivista Le Quoc Quyet riferisce che Quan "non è certo felice del verdetto" e "non lo condivide". Egli spera ancora "nell'assoluzione con formula piena" e per questo nei giorni scorsi ha depositato la richiesta di appello.
All'incontro in carcere erano presenti - oltre al fratello Quyet - la moglie, la madre e due sorelle più giovani, che hanno potuto parlare con l'attivista e dissidente cattolico "per una trentina di minuti". Dalla prigione, attraverso i suoi parenti, Le Quoc Quan ha voluto ringraziare quanti lo hanno sostenuto in questi mesi, dai cattolici ai buddisti e le organizzazioni internazionali governative e non. "La loro presenza al processo - ha concluso il fratello - lo ha commosso moltissimo".
Per gli attivisti e le associazioni pro diritti umani, dietro la condanna al carcere dell'avvocato cattolico vi sarebbe la sua battaglia contro le persecuzioni a sfondo religioso e le pesanti critiche - sul suo blog - contro il monopolio del Partito unico comunista in Vietnam. Durante il dibattimento in aula egli ha rispedito al mittente le accuse bollandole come "vendetta politica"; egli ha quindi aggiunto di voler continuare la propria lotta contro la corruzione nel Paese.
Fra le figure più importanti e significative dell'attivismo cattolico in Vietnam, più volte fermato e rilasciato dopo brevi periodi, il legale è stato arrestato nuovamente da funzionari del governo vietnamita il 27 dicembre 2012, con accuse pretestuose e false di "frode fiscale" Un atto condannato con forza da moltissime associazioni pro-diritti umani di tutto il mondo. La condanna a 30 mesi di prigione e al pagamento di una pesante multa (56mila dollari) è arrivata il 2 ottobre scorso, al termine di un'udienza lampo durata due ore. A difesa del dissidente, che aveva digiunato e pregato a lungo in vista del processo, sono scesi in campo organizzazioni internazionali, gruppi attivisti cattolici e i rappresentanti delle principali religioni in Vietnam.