Il mio blog principale: http://mikelogulhi.blogspot.com
Il blog centrale in italiano (dove puoi vedere, a destra, quali sono gli ultimi blog in italiano aggiornati): http://ilmondofuturo.blogspot.com

sabato 28 settembre 2013

Singapore, investimento miliardario per tornare primo porto container al mondo

da www.asianews.it

Superata da Shanghai, la città-Stato vuole tornare al vertice e lancia un progetto da otto miliardi di dollari che porterà un aumento del 5% del Pil. Dagli attuali 35 milioni di container all’anno, si passerà a una capacità di 65 milioni. La prima fase dovrebbe essere pronta entro il 2022. Assieme al porto, al vaglio nuove metro, strade e collegamenti.


Singapore (AsiaNews/Agenzie) - Dopo il soprasso di Shanghai, dal 2010 primo porto container al mondo, Singapore ha deciso di raddoppiare la capacità del suo snodo commerciale marittimo per recuperare terreno e rilanciare la propria economia. È quanto ha confermato il premier della città-Stato Lee Hsien Loong, grazie a un investimento di otto miliardi di dollari che dovrà garantire - secondo le previsioni - una crescita annua del 5%. Nell'anno fiscale 2013 l'esecutivo ha stanziato i primi sette milioni, che serviranno a coprire la spesa per il trasloco dei terminal con l'obiettivo di liberare un'area di mille ettari (a Tuas, nel sud-ovest) per lo sviluppo di mezzi e infrastrutture.
Singapore, una delle tigri asiatiche leader per sviluppo e innovazione, da tempo deve affrontare la competizione sempre più serrata di altre nazioni dell'area e problemi interni, fra cui un tasso sempre crescente di immigrazione difficile da gestire. Negli obiettivi dell'esecutivo, una prima parte del progetto di ampliamento del porto dovrebbe essere completato entro il 2022.
Una volta ultimati i lavori, il porto con acque profonde potrà contenere fino a 65 milioni di container della misura standard all'anno; la struttura attuale ne può invece contenere non più di 35 milioni.
L'industria marittima e navale contribuisce per il 7% del Prodotto interno lordo (Pil) di Singapore, grazie anche alla posizione strategica che è diventata nel tempo un crocevia dei commerci e della navigazione fra Europa e Asia. Situata nella penisola meridionale dello Stretto di Malacca, la città-Stato nel 2012 ha registrato lo smistamento di quasi 32 milioni di container, seconda al mondo dietro Shanghai. Ogni anno si registra una crescita nel volume di traffico del 5,3% e ormai l'area ha quasi raggiunto il livello di saturazione.
Assieme al progetto portuale, Singapore ha dato il via libera ad un altro investimento miliardario, per creare nuove linee della metro in grado di decongestionare il traffico di superficie. Inoltre, l'esecutivo si è fissato l'obiettivo entro il 2030 di creare nuove strade e collegamenti degli autobus, considerando il settore delle infrastrutture strategico per sostenere la crescita economica.
Più piccola di New York e priva di risorse naturali, la città-Stato ha registrato nel 2010 un Prodotto interno lordo (Pil) di 285 miliardi di dollari di Singapore (circa 231 miliardi di dollari Usa), con una crescita del 14,5%, il dato più significativo di tutta l'Asia. Tuttavia la ricchezza non è distribuita in modo eguale e il boom economico ha accentuato le disparità fra cittadini, con una crescita del coefficiente Gini - la misura della diseguaglianza di una distribuzione, ndr - che si attesta a 0,48 (nel 2000 era di 0,444) in un parametro di riferimento tra 0 e 1 (disuguaglianza completa).

sabato 14 settembre 2013

Il populista Modi lancia la scalata a New Delhi

da www.ilsole24ore.com


Sarà il controverso Narendra Modi l'uomo che sfiderà il Partito del congresso nelle elezioni in calendario a maggio dell'anno prossimo in India. Il principale partito di opposizione, il Bharatiya Janata Party (Bjp - Partito popolare indiano) dei nazionalisti hindu, lo ha scelto come suo candidato premier. Primo ministro del Gujarat dal 2001, il 62enne Modi è apprezzato dagli imprenditori per la sua politica economica, ma il suo nome è legato alle gravi violenze fra musulmani e hindu che nel 2002 provocarono oltre mille morti nello Stato da lui governato.
La sua amministrazione fu accusata di non aver saputo impedire le violenze e di averle anche fomentate, tanto che gli Stati Uniti negarono il visto a Modi e la Gran Bretagna ruppe ogni rapporto con il suo Governo. Il ruolo di Modi nell'incitare le violenze non è mai stato provato, ma un ex ministro del suo Governo, Maya Kodnani, è stata condannata per rivolta, omicidio e cospirazione. Dopo i fatti del 2002, Modi è stato rieletto per due volte sull'onda dei successi economici raggiunti.
Modi gode di un vasto seguito, soprattutto nella classe media urbana, e viene considerato più popolare di Rahul Gandhi, candidato del Partito del congresso al potere.

Abusi e minacce di espulsione, famiglie cristiane laotiane nel mirino delle autorità

da www.asianews.it

Undici famiglie di un villaggio nella provincia centrale di Bolikhamsai rischiano la cacciata perché hanno deciso di convertirsi. Il capo villaggio intima di tornare alla religione tradizionale, ma essi rifiutano e continuano a praticare il culto. Una lotta per la libertà religiosa in una nazione spesso teatro di violazioni.


Vientiane (AsiaNews) - Undici famiglie laotiane, una cinquantina di persone in tutto, rischiano lo sfratto e la cacciata dalle loro terre per essersi convertite al cristianesimo. A fine agosto le autorità del villaggio di Nongdaeng (distretto di Borikan, provincia centrale di Bolikhamsai) hanno convocato ciascun capofamiglia comunicando il decreto di espulsione; per scongiurare l'esecutività del provvedimento, essi dovranno abiurare e tornare a professare la religione tradizionale (animismo) del luogo. La vicenda, raccontano fonti di Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (Hrwlrf), si trascina dal primo settembre scorso, data di scadenza dell'ultimatum e col passare del tempo si fa sempre più concreto il pericolo di una repressione.
Fonti locali raccontano che il 30 agosto scorso le autorità del villaggio, guidate dal capo, hanno riunito i rappresentanti delle famiglie cristiane per affrontare temi inerenti la religione. Durante l'incontro, essi hanno intimato loro di abbandonare il cristianesimo e tornare all'animismo. Fra le accuse (pretestuose) mosse a loro carico, quella di aver abbracciato una "religione straniera" legata a "potenze occidentali" che sono considerate distruttive per l'unità nazionale del Laos.
In aggiunta, il capo e i vertici del consiglio del villaggio hanno riferito che non sarà tollerata "la presenza di cristiani o la pratica del culto" nella zona di Nongdaeng. Alle famiglie sono stati concessi tre giorni per ottemperare al dispositivo; tuttavia, essi si sono rifiutati e hanno continuato a praticare il culto, rivendicando un diritto sancito dalla Costituzione laotiana. In un primo momento tre famiglie, fra aprile e maggio, hanno iniziato a praticare la fede cristiana coinvolgendo, nei mesi successivi decine di persone attratte dal culto e dagli insegnamenti ispirati alla vita di Gesù.
Dall'ascesa al potere dei comunisti nel 1975, con la conseguente espulsione dei missionari stranieri, la minoranza cristiana in Laos è soggetta a controlli serrati e vi sono limiti evidenti alla pratica del culto. La maggioranza della popolazione (il 67%) è buddista; su un totale di sei milioni di abitanti, i cristiani sono il 2% circa, di cui lo 0,7% cattolici. I casi più frequenti di persecuzioni a sfondo religioso avvengono ai danni della comunità cristiana protestante: nel recente passato AsiaNews ha documentato i casi di contadini privati del cibo per la loro fede o di pastori arrestati dalle autorità. Le maglie si sono strette ancor più dall'aprile 2011, in occasione di una violenta repressione della protesta promossa da alcuni gruppi appartenenti alla minoranza etnica Hmong.


venerdì 13 settembre 2013

Naypyidaw ottimista sul cessate il fuoco coi ribelli, ma fra i Kachin la pace è “illusione”

da www.asianews.it

MYANMAR
di Francis Khoo Thwe
Entro il mese di ottobre il governo birmano conta di siglare un accordo congiunto su scala nazionale. Cruciali i colloqui della settimana prossima con i leader Kachin. Intanto continuano le schermaglie fra militari e milizie. Violenze e abusi della polizia sulla popolazione civile.


Yangon (AsiaNews) - Il governo birmano è "ottimista" circa la possibilità di raggiungere un cessate il fuoco congiunto su scala nazionale, che interesserà "tutti" i gruppi armati ribelli presenti nel Paese, entro la fine del mese prossimo. È quanto afferma un consulente dell'esecutivo a Naypyidaw, secondo cui "incrociando le dita" saranno "cruciali" i colloqui della settimana prossima con i ribelli Kachin per arrivare a una "svolta". Tuttavia, a dispetto degli annunci ufficiali restano ancora situazioni di criticità, come raccontano fonti di AsiaNews nello Stato a nord del Myanmar, che confermano scontri fra esercito birmano e membri delle milizie ribelli Kachin. Negli ultimi giorni si è registrata un'escalation nella tensione e non si esclude un ritorno al conflitto su larga scala.
Lo United Nationalities Federal Council (Unfc), federazione che riunisce 11 gruppi armati ribelli del Myanmar, ha sottolineato che il processo di pace non può continuare senza un accordo fra Kachin e governo. Nel maggio scorso il Kachin Independence Organization (Kio) e il governo centrale - che vuole raggiungere una tregua con tutti e 16 i gruppi minoritari - hanno firmano un accordo preliminare fra le rispettive forze armate volto ad arginare le violenze, ma non ha avuto seguito.
Hla Maung Shwe, consulente governativo del Myanmar Peace Center, ha riferito che il cessate il fuoco nazionale - atteso a lungo - potrebbe chiudersi a breve. "Se tutto va bene da entrambi i fronti [governo e membri Kio, il solo gruppo etnico che non ha chiuso un accordo di pace], i colloqui a livello nazionale si terranno a Myitkyina [capitale dello Stato Kachin] la prima settimana di ottobre".
Intanto, però si registrano scontri fra i due fronti, con morti e feriti. Fonti di AsiaNews nello Stato Kachin riferiscono di un'aspra battaglia fra un battaglione di 50 uomini del Kachin Independence Army (Kia) e un gruppo di soldati dell'esercito birmano, avvenuta il 10 settembre scorso nel sud dello Stato. Lo scontro è durato per oltre sei ore e ha causato la morte di un ufficiale birmano; secondo i Kachin all'origine della battaglia vi è lo sconfinamento (con colpi di artiglieria) delle truppe birmane in una zona presidiata dai ribelli. "Siamo al terzo giorno di battaglia - afferma un abitante della zona - le cose non vanno bene e la pace resta una mera illusione". Un cessate il fuoco a livello nazionale, aggiunge, resterà solo "carta straccia" se l'esercito birmano non smette di combattere.
In un secondo episodio, cinque agenti della polizia birmana della divisione di Myitkyina hanno fermato - senza motivo - un ragazzo di 16 anni di etnia Kachin, torturandolo a lungo per estorcere una confessione relativa a un crimine mai commesso. Il giovane ha subito percosse, calci e pugni riportando gravi ferite. Egli è stato liberato solo dopo alcuni giorni di prigionia e ora versa in condizioni gravi, anche se non è in pericolo di vita. Non è la prima volta che ufficiali e agenti della sicurezza birmana compiono violazioni e abusi palesi ai danni della popolazione civile Kachin.
Divampato nel 2011, il nuovo conflitto fra l'esercito governativo e le milizie ribelli del Kachin Independence Army (Kia) - braccio armato della Kachin Independence Organization (Kio) - ha causato sinora decine di vittime civili e almeno 100mila sfollati, in larga maggioranza civili Kachin. I leader del movimento indipendentista e i rappresentanti del governo centrale di Naypyidaw - con la nuova amministrazione, semi-civile, guidata dal presidente Thein Sein - hanno dato vita a numerosi incontri di pace, senza mai giungere a risultati tangibili e duraturi. Scontri si registrano pure nella divisione meridionale Kio e un settore dello Stato settentrionale Shan, poco distante dallo Shwe Gas Pipeline, un oleodotto dall'importanza strategica nel comparto dell'energia.

mercoledì 11 settembre 2013

Filippine: confronto esercito-Mnlf a Zamboanga, si cerca una via d’uscita

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  11 settembre 2013  alle  7:00.

Si starebbe provando anche a negoziare con i 180 uomini armati del Fronte di liberazione nazionale Moro () che si trovano circondati ma con ostaggi in alcuni villaggi attorno a Zamboanga City, nel sud delle . La situazione resta tesa e incerto è il numero delle persone in ostaggio che sarebbero comunque diverse decine.filippinemnlf
Ramon Zagala, portavoce dell’esercito, ha detto che si stanno prendendo misure per evitare l’opzione militare. Molti residenti dell’area, ha detto lo stesso, sono parenti di combattenti Mnlf eil rischio di un’escalation è concreto.
Anche il portavoce dell’Mnlf, Emmanuel Fontanilla, ha detto che un’offensiva militare avrebbe gravi conseguenze e peggiorerebbe la situazione. Lo stesso ha chiesto l’intervento dell’Organizzazione per la cooperazione islamica e dell’Onu.

mercoledì 4 settembre 2013

Studioso musulmano indiano: Un dovere accogliere l’appello del papa per la Siria

da www.asianews.it

Syed Razi Ahmad Kamal dirige il Dipartimento di studi islamici all’importante università Jamia Millia Islamia. Per il professore la crisi siriana “è molto preoccupante” ed “entrambe le parti sono responsabili per l’uccisione di civili innocenti”. La conferenza di pace “deve essere organizzata” e tutti gli attori della situazione “devono prendervi parte”.


New Delhi (AsiaNews) - "L'appello del papa per la pace in Siria è qualcosa di puro, che tutti devono raccogliere. Ovunque la pace è un dovere. Dio ha creato questo mondo per dare una casa agli esseri umani, non perché potessero distruggerla". È quanto afferma ad AsiaNews Syed Razi Ahmad Kamal, a capo del Dipartimento di studi islamici alla Jamia Millia Islamia, storica università islamica dell'India.
Diverse personalità e comunità - cristiane e non - stanno esprimendo il loro sostegno alla giornata di preghiera e digiuno indetta da papa Francesco per il prossimo 7 settembre, perché "scoppi la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo".
Per il professore "la situazione in Siria è molto seria e preoccupante. Entrambe le parti sono responsabili per l'uccisione di civili innocenti, un massacro che sta insanguinando quella terra. Nessuno ha il diritto di uccidere un altro essere umano. Ogni persona ha il diritto e il desiderio di essere rispettato dal prossimo". Oltretutto, ricorda, "secondo la Bibbia e il Corano è dovere di tutti cercare di creare un ambiente di pace, affinché ognuno su questa terra possa godere della vita".
Per queste ragioni il prof. Kamal si augura che ci sia "assolutamente e al più presto la conferenza di pace. Deve essere organizzata e tutte le parti coinvolte devono partecipare. È importante individuare chi sono i responsabili e fermarli, ma bisogna fare ogni sforzo possibile per portare la pace nella regione". (GM)

martedì 3 settembre 2013

East Java, funzionari pubblici costretti a pregare Allah

da www.asianews.it

INDONESIA – ISLAM
di Mathias Hariyadi
La disposizione è entrata in vigore il 26 agosto nel distretto di Situbondo. Per il capo Dadang Wigiarto rafforza la collaborazione e migliora il lavoro "grazie all’intervento divino”. Creato un registro firme per verificarne l’applicazione. Critiche dalla politica e dalla società civile: la preghiera è un elemento personale e le sanzioni vanno rimosse.


Jakarta (AsiaNews) - Ha sollevato un coro di critiche e proteste la recente norma distrettuale del capo di Situbondo, nella provincia di East Java, che obbliga tutti i funzionari pubblici (Pns) - uomini e donne - a recitare la preghiera islamica in comune prima di iniziare la giornata di lavoro. Per Dadang Wigiarto è importante che i dipendenti si riuniscano in moschea per recitare la "Sholat berjamaah" - "preghiera comune" in lingua locale, ndr - dalla quale è esentato "il personale in ferie e le donne nel periodo mestruale". In risposta, un gruppo di funzionari del distretto ha presentato una protesta formale contro la legge, ricordando che la preghiera è un "elemento personale" e nessuno si può arrogare il "potere" di imporla.
In prima fila nella lotta contro la preghiera obbligatoria per i funzionari pubblici - in base al decreto del 26 agosto 2013 emanato dal capo distretto Dadang Wigiarto - c'è il parlamentare regionale Syaiful Bahri. Egli afferma che la "Sholat" non ha alcun legame con la pubblica amministrazione e nessun organismo statale "può legiferare" in materia. La recita della preghiera, prosegue il parlamentare regionale, "non dà alcuna garanzia" sul fatto che i funzionari pubblici svolgano meglio il loro lavoro. E rappresenta una vera e propria "ingerenza", oltre che un abuso di potere, dei vertici delle amministrazioni nella vita dei cittadini e dei lavoratori.
In tutto il Paese la pratica della "Sholat berjamaah" non è regolata da leggi o norme; nel distretto di Situbondo, i funzionari sono soliti riunirsi per pregare alla moschea di Al-Abror, che sorge all'interno del distretto amministrativo in pieno centro. Il capo distretto è convinto che la preghiera comune possa migliorare la qualità del lavoro, grazie "a una sorta di intervento divino di Allah". All'esterno del luogo di culto è stato posizionato un registro, dove i funzionari sono tenuti ad apporre la loro firma dopo aver recitato le preghiere. E per verificare quanti, di contro, non ottemperano alla disposizione.
Attivisti per i diritti umani e movimenti laici manifestano pesanti critiche contro la legge. Fra le molte voci contrarie quella di Subhi, un ricercatore del Wahid Institute, secondo cui essa è "una grave violazione dei diritti umani e nella libera pratica del culto". La preghiera, aggiunge, è un fatto "strettamente personale" che "non può essere regolata da alcuna norma" e "le punizioni andrebbero rimosse".
L'Indonesia è la nazione musulmana più popolosa al mondo e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le minoranze, siano essi cristiani, musulmani ahmadi o di altre fedi. Nella provincia di Aceh - unica nell'Arcipelago - vige la legge islamica e in molte altre aree si fa sempre più radicale ed estrema l'influenza della religione musulmana nella vita dei cittadini.
In prima fila nella campagna di "islamizzazione" vi sono gruppi estremisti come ii membri del Fronte di difesa islamico e il Consiglio indonesiano degli Ulema, che dettano legge in diverse zone imponendo norme e regolamenti ispirati alla sharia, come il divieto di bevande alcoliche e altri regolamenti in tema di morale sessuale.