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giovedì 25 ottobre 2012

Afghanistan, feriti quattro militari italiani in uno scontro a fuoco con un gruppo di insorti

da www.ilsole24ore.com


Quattro militari italiani sono rimasti feriti e un soldato afghano è rimasto ucciso nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto oggi alle 13.40 locali in Afghanistan, nel distretto di Bakwa dellla provincia di Farah (a sud di Herat), nel corso di un'operazione congiunta della Task Force South East con unità dell'esercito afgano. Secondo le prime ricostruzioni, spiega una nota, i militari italiani coinvolti erano impegnati in una attività di pattuglia nell'abitato del villaggio di Siav - a circa 20 km a ovest della base operativa avanzata «Lavaredo« di Bakwa, dove è basata la Task Force South East costituita dal secondo reggimento alpini - quando sono stati attaccati con armi da fuoco da un gruppo di insorti. La pattuglia - prosegue la nota - ha subito messo in sicurezza l'abitato di Siav per poi prestare soccorso ai feriti, i quali dopo meno di trenta minuti sono stati evacuati in elicottero presso l'ospedale da campo di Farah, dove sono attualmente ricoverati. I quattro, secondo quanto riferiscono fonti di agenzia, non sarebbero in pericolo di vita.

lunedì 22 ottobre 2012

Karzai ammonisce la Nato. Senza l'immunità giudiziaria tutti i militari alleati a casa nel 2014

da www.ilsole24ore.com

Il faccia a faccia del 18 ottobre tra il presidente afghano Hamid Karzai e il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen (in visita a sorpresa a Kabul) sembrava essersi concluso senza sorprese con la piena intesa circa il ritiro delle truppe da combattimento della Nato entro la fine del 2014. Addirittura Karzai aveva detto che "sarebbe contento" se il ritiro avvenisse anche prima, richiesta apprezzata da molti Paesi interessati ad accelerare il rimpatrio dei propri contingenti ma che conferma come la presenza militare alleata sia considerata impopolare e ingombrante per i vertici di Kabul. Parlando delle missione addestrativa prevista per il dopo 2014, Rasmussen ha ricordato che le truppe afghane ''hanno già oggi il pieno controllo su oltre un terzo dell'Afghanistan'' e di fatto ''attuano l'80% delle operazioni militari miste sul territorio nazionale''. Il nostro obiettivo, ha proseguito, ''è che l'Afghanistan sia in grado di camminare con le proprie gambe, ma in ogni caso l'Afghanistan non si troverà mai solo'', neppure dopo il completamento del ritiro di Isaf www.isaf.nato.int Confermando l'impegno finanziario a favore di Kabul per il decennio 2014-2024 stabilito dalla Conferenza di Tokyo, Rasmussen ha assicurato che la Nato fornirà "prima della scadenza del nostro ritiro le armi e il materiale necessario alle forze di sicurezza afghane per fare al meglio il loro lavoro''.

La doccia fredda sui rapporti con l'Occidente, Karzai l'ha comunicata solo dopo la partenza di Rasmussen con un comunicato nel quale il presidente afghano annuncia di aver fatto presente al segretario generale dell'Alleanza Atlantica che i militari stranieri che dopo il 2014 resteranno nel Paese per addestrare le truppe e assistere le forze afghane potrebbero non godere dell'immunità penale finora garantita alle forze di Isaf. Karzai ha affermato che il suo popolo "potrebbe impedire al governo di concedere l'immunità" soprattutto se "la guerra e l'insicurezza continueranno in Afghanistan, le frontiere non saranno protette e si pretende di porre la questioni dell'immunità al di sopra di tutto ".
L'immunità giudiziaria è un prerequisito fondamentale per Washington e la Nato per lo schieramento di truppe all'estero. In base a questo principio ogni reato compiuto da militari stranieri dovrà essere giudicato dal Paese di nazionalità dei soldati e non dalla giustizia del Paese dove sono schierati. Per questo, solo per citare alcuni esempi, i soldati americani accusati di aver ucciso civili afghani, bruciato copie del Corano e orinato sui cadaveri dei talebani uccisi hanno subito processi o provvedimenti disciplinari dalla giustizia statunitense, non certo da quella afghana. L'immunità giudiziaria copre anche i soldati statunitensi dislocati nei Paesi della Nato e in Italia in base ad accordi bilaterali tra Washington e i singoli Stati partner. Alcuni analisti considerano la dichiarazione di Karzai una mossa tattica per strappare altre concessioni ai governi occidentali, specie sul fronte degli aiuti finanziari, ma potrebbe anche trattarsi di un modo per liberarsi dai pesanti condizionamenti di Washington e ottenere supporto da altri Paesi della regione come l'India, la Russia o la Cina che stanno intensificando i rapporti con Kabul non solo sul piano economico ma anche sul fronte della difesa e sicurezza. Del resto Karzai mostra da tempo insofferenza verso quelle che considera ingerenze occidentali e davanti a Rasmussen ha criticato la pretesa di inserire due membri stranieri nella Commissione per i reclami elettorali sostenuta dall'Onu, definita " una violazione della nostra sovranità nazionale".

La questione dell'immunità può avere riflessi strategici determinanti per il futuro del Paese e in proposito il precedente dell'Iraq risulta illuminante. Dopo il ritiro delle truppe statunitensi, un anno or sono, Washington e la Nato avrebbero dovuto mantenere a Baghdad una missione addestrativa favore delle forze armate irachene ma il parlamento non approvò l'immunità giudiziaria per i soldati stranieri che in pochi giorni lasciarono il Paese. A Kabul la questione dovrà essere risolta nei prossimi due anni poiché la presenza dei militari statunitensi dopo il 2014 è già regolata da un trattato bilaterale di partnership strategica ma la questione dell'immunità è stata lasciata a un negoziato separato che deve ancora iniziare. Karzai potrebbe voler paventare il totale abbandono del Paese da parte delle forze Nato per sondare la reale disponibilità dei talebani a negoziare dopo che gli insorti vicini al Mullah Omar hanno assicurato che dopo il 2014 potrebbe ''scoppiare la pace'' perché la crisi afghana verrà risolta attraverso una vasta consultazione "fra afghani". Un'ipotesi tutta da verificare mentre le forze di sicurezza afghane avrebbero bisogno ancora a lungo del supporto esterno non solo in termini economici ma anche addestrativi. Usa e Nato si sono impegnati a finanziare con 4,1 miliardi di dollari annui, dopo il 2014, le forze di sicurezza composte oggi da 350 mila effettivi (195 mila dei quali dell'esercito) destinati nei prossimi anni a ridursi per ragioni finanziarie a 250 mila. Un taglio che non comporterà grosse difficoltà a giudicare dagli elevati tassi di diserzione e di abbandono dell'uniforme dopo i primi tre anni di servizio riscontrati nell'Afghan National Army (ANA) nonostante la rafferma sia ricompensata con un aumento di retribuzione da 260 a 320 dollari al mese per un soldato semplice. L'ANA è costretto ogni anno a rimpiazzare un terzo dei suoi effettivi con nuove reclute prive di addestramento ed esperienza per far fronte al calo degli organici determinato da diserzioni (7/10 per cento) e mancati rinnovi della ferma (25 per cento), come ha raccontati un'inchiesta del New York Times.
I disertori quasi mai vengono trovati e puniti mentre molti ex soldati lamentano la corruzione degli ufficiali, il cibo e l'equipaggiamento di scarsa qualità, le cure mediche inadeguate, le minacce talebane alle loro famiglie e la consapevolezza che l'esercito ben difficilmente potrà affrontare gli insorti dopo il ritiro delle truppe alleate. Oggi non esistono reparti afghani considerati in grado di combattere senza l'assistenza delle truppe della Nato e allo stesso tempo, decine di migliaia di uomini che hanno ricevuto un addestramento militare smettono ogni anno l'uniforme. Alcuni trovano impiego presso società di sicurezza private ma si sospetta che molti finiscano per rinforzare le milizie degli insorti determinando una situazione paradossale e imbarazzante nella quale gli istruttori della Nato finiscono per addestrare anche i combattenti talebani. 

martedì 9 ottobre 2012

Pakistan, spari contro bimba-attivista Ferita alla testa mentre esce da scuola

da www.repubblica.it

LA STORIA

L'aggressione rivendicata dai talebani. La ragazzina è grave e forse verrà trasferita all'estero. Malala Yousafzai ha conquistato notorietà con il suo diario in cui nel 2009 denunciava le atrocità commesse nella valle di Swat  di VALERIA PINI

E' POCO più di una bambina, ma a 14 anni Malala Yousafzai è già un nemico dei talebani. Per questo mentre usciva da scuola due uomini le hanno sparato. E' successo a Mingora, la principale città della valle di Swat, in Pakistan. La ragazza si è salvata, ma ha perso molto sangue e le sue condizioni sono gravi. E' ritenuta colpevole di aver lottato per difendere i diritti dei minori nel suo paese. Nel 2009 Malala è diventata famosa con un diario in lingua urdu, nel quale denunciava le atrocità commesse dai talebani nella valle di Swat. Parole che per una ragazzina che vive in Pakistan sono un atto di coraggio.

IL VIDEO 1

"Malala stava salendo sullo scuolabus dopo le lezioni quando due uomini armati hanno aperto il fuoco contro di lei, colpendola alla testa e al collo e ferendo due amiche", ha detto Rasool Shah, un funzionario della polizia. La bambina è grave e si trova ora all'ospedale di Peshawar, ma potrebbe essere trasferita all'estero. "E' impossibile un intervento immediato per la presenza di forti contusioni. Inoltre un proiettile ha toccato il midollo spinale", ha spiegato una fonte dell'ospedale.

Poco dopo averla colpita, i talebani hanno rivendicato l'aggressione, definendo il lavoro di Malala "osceno". "Si è trattato di un nuovo capitolo osceno e dobbiamo mettere fine a questo capitolo", ha detto il portavoce dei talebani  Ahsanullah Ahsan al telefono, parlando con l'Associated Press. "E' una persona anti-talebana che continua a parlare contro i talebani - ha insistito - . Lei ha proclamato che Obama è il suo ideale e per questo sarà nuovamente colpita anche se questa volta è rimasta solo ferita". Infine Ehsan ha ammonito che quello che abbiamo fatto oggi deve essere visto come "un forte messaggio nel senso che i talebani non dimenticano mai né perdonano chi parla contro di loro".

L'esercito pachistano ha riconquistato il controllo della valle di Swat nel luglio 2009, dopo due anni di violenze dei talebani, che avevano vietato alle bambine di frequentare la scuola. Lo scorso anno, ricordando il periodo in cui i talebani si erano imposti nella regione, Malala raccontò alla Bbc il terrore delle ragazzine "di essere colpite con acido al volto o di essere rapite". "Per questo in quel periodo alcune di noi andavano a scuola con abiti normali, non con l'uniforme scolastica, e nascondevamo i libri sotto i nostri veli", ha spiegato Malala.

Lo scorso anno Malala ha ricevuto il primo premio nazionale per la pace dal governo di Islamabad ed è stata segnalata per l'International children's peace prize dal gruppo Kidsrights foundation. Ma quasi contemporaneamente è stata inserita dai talebani 'in cima' alla lista degli obiettivi da colpire.

La condizione delle bambine è stata al centro di un recente caso in Pakistan. La Corte Suprema ha infatti dichiarato illegali le sentenze decise dalla giustizia tribale, ma in molte zone rurali continua ad essere frequente l'utilizzo di donne, spesso minori, come ricompensa nelle dispute tra le famiglie. Qualche tempo fa, in Baluchistan, una delle zone più sottosviluppate del Paese, nel distretto di Dera Bugti, una lite tra clan rivali si è conclusa con la consegna, a titolo di risarcimento, di tredici bambine, d'età compresa tra i 4 e i 16 anni. Le piccole sono state cedute da un clan all'altro per esser date in matrimonio.
(09 ottobre 2012)