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venerdì 21 settembre 2012

Riforme, Singh non si ferma

da www.ilsole24ore.com


Un messaggio scritto, o forse un intervento in tv: Manmohan Singh, il primo ministro indiano, intende spiegare oggi alla nazione le ragioni che lo hanno spinto a riproporre quello che per centinaia di migliaia di indiani è un tabù, l'apertura agli investimenti stranieri nel settore retail. Un passo, aveva detto Singh la settimana scorsa, che dovrebbe aiutare l'economia e l'occupazione «in questi tempi difficili», nell'interesse nazionale: solo la prima di una lunga serie di riforme che potrebbero rimettere in moto l'India.
Ma il Governo, una coalizione che si appoggia sul Congress Party di Sonia Gandhi, sembra essere già partito in salita. La riforma è avversata dal più importante alleato, il Trinamool Congress di Mamata Banerjee, chief minister del Bengala occidentale, che oggi formalizzerà l'uscita dalla coalizione. Non siamo contrari ad acquisire «nuovi amici», ha chiarito ieri il ministro delle Finanze Palaniappan Chidambaram. Ma non sono molti i partiti o gli Stati ben disposti verso questa e qualunque altra riforma che possa incidere sul fronte sociale: preoccupati dalla sorte di milioni di piccoli venditori, contadini e intermediari su cui si fonda la rete di distribuzione delle merci, piccoli partiti di destra e di sinistra si sono uniti ieri all'opposizione del Bharatiya Janata Party nel convocare uno sciopero nazionale contro la riforma del retail e gli altri cambiamenti annunciati dal Governo a sostegno del budget: tra questi un aumento dei prezzi del diesel e una riduzione del numero di bombole che ogni famiglia può acquistare ogni anno a prezzi sussidiati.
Scuole, imprese e uffici chiusi in diverse città del Paese, strade e treni bloccati anche se a macchia di leopardo, deserta Bangalore, normalità a Mumbai. «Se non protestiamo ora, il Governo eliminerà le famiglie dei poveri e della classe media», diceva una manifestante citata dall'agenzia Reuters.
La difficile missione di Manmohan Singh è dimostrare che la riforma del retail può portare più vincitori che perdenti. L'apertura consente alle grandi catene globali plurimarca come Tesco o Wal-Mart di aprire - con il 51% della proprietà - grandi magazzini nelle città indiane con più di un milione di abitanti, negli Stati che accetteranno. Con un investimento minimo di 100 milioni di dollari, gli stranieri dovranno affidarsi a merci indiane per il 30% del valore che produrranno. Dovranno investire in infrastrutture di cui il Paese ha disperatamente bisogno, dai trasporti alla catena del freddo. Chi sostiene la riforma è convinto che si creeranno così migliaia di posti di lavoro, gli avversari intendono difendere i piccoli negozietti che la concorrenza dei supermercati schiaccerà. Manmohan Singh sembra deciso ad andare fino in fondo: ieri ha notificato formalmente la riforma, dando ordine all'amministrazione pubblica di realizzarla.
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