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mercoledì 29 giugno 2011

Afghanistan, torna l'Alleanza del Nord

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


I leader delle opposizioni tagica, uzbeca e hazara si sono incontrati a Kabul per sancire la nascita di una nuova alleanza anti-talebana, decisa a bloccare il processo di riconciliazione

In vista del disimpegno militare occidentale in Afghanistan e del ritorno al potere dei talebani, concordato con Karzai e con gli stessi americani, il paese asiatico sembra prepararsi a riportare indietro di quindici anni le lancette dell'orologio afgano.

Esattamente al 1996, quando per contrastare l'avvento al potere dei talebani, le minoranze etniche non-pashtun del nord (tagichi, uzbechi e hazara, che insieme costituiscono però maggioranza) si allearono tra loro formando il Fronte Islamico Unito, noto in Occidente come 'Alleanza del Nord'.

Lo scorso 23 giugno, gli ex comandanti delle tre fazioni etniche che costituivano l'Alleanza del Nord, e che oggi sono leader dei principali partiti di opposizione a Karzai, si sono incontrati a Kabul per sancire la nascita di una nuova alleanza anti-talebana.

Scopo principale della nascente coalizione - che ancora non ha un nome - è la ferma opposizione al processo di riconciliazione con i talebani portato avanti da Karzai e Stati Uniti, giudicata politicamente e storicamente ''scorretta'' e ''pericolosa'' per il futuro del paese.

Un'alleanza per ora solo politica, di cui è però difficile ignorare il risvolto militare, visto che gli ex signori della guerra hanno dismesso le mimetiche, ma non le loro fedelissime milizie, oggi in gran parte inquadrate nell'esercito e nella polizia afgani addestrati dalla Nato.

Alla riunione di sabato c'erano il tagico Ahmad Zia Massoud, fratello del famoso 'Leone del Panjshir' e leader de facto della Jamiat-e Islami (formalmente capeggiata dall'anziano Burhanuddin Rabbani), l'uzbeco Abdul Rashid Dostum, leader storico del Junbish-e Milli, e l'hazara Mohammad Mohaqiq, capo del Hezb-e Wahdat.

Erano invitati anche i due outsider dell'opposizione tagica (comunque vicini alla Jamiat-e Islami): l'ex sfidante presidenziale di Karzai e leader del partito 'Cambiamento e Speranza', Abdullah Abdullah, e l'ex capo dei servizi segreti ora a capo del movimento 'Tendenza Verde', Amrullah Saleh. Non hanno presenziato alla riunione del 23, ma anche loro dovrebbero far parte della nuova alleanza.

Saleh e Abdullah, infatti, sono stati negli ultimi mesi i più duri critici al processo di pace con i talebani. Lo scorso 5 maggio hanno organizzato a Kabul un'apposita manifestazione contro le trattative, cui hanno partecipato migliaia di persone, tra cui molti parlamentari e comandanti militari.

"Karzai chiama i talebani fratelli - aveva dichiarato in quell'occasione Saleh - ma qui siamo davanti a un'oppressione della nostra nazione. Quelli non sono nostri fratelli, sono terroristi. Se il governo non ci ascolterà, torneremo presto ad occupare le piazze del paese".

Da parte sua, Abdallah aveva detto: "Non dovremmo corteggiare persone che si sono messe dalla parte del terrorismo e agli ordini di servizi segreti stranieri (Pakistani, ndr) per rovinare il nostro paese. La nostra dignità e reputazione non ci permette di fare richieste con le mani giunte ai talebani".

Va sottolineato che tutti i leader della vecchia e nuova Alleanza del Nord sono contrari al sostegno di Washington alla riconciliazione con i talebani, ma non a una presenza militare americana a lungo termine in Afghanistan sotto forma di basi permanenti.

Considerato ciò e tenuto contro che l'altra battaglia che la nascente coalizione anti-talebana e anti-Karzai vuol portare avanti sarà quella per trasformare l'Afghanistan - prima del 2014 - in uno Stato federale fortemente decentrato, il piano a lungo termine di Massoud, Dostum, Mohaqiq, Andullah e Saleh appare chiaro.

Il loro obiettivo ideale è scalzare Karzai dal potere 'con le buone' alle elezioni presidenziali del 2014 (il che a Washington non spiacerebbe affatto) e, forti del loro consolidato controllo sulle forze armate nazionali, esercito e polizia, continuare a combattere i talebani con il sostegno militare (ed economico) americano.

In alternativa, dovesse Karzai rimanere presidente grazie a un accordo politico con i talebani 'riconciliati' e al sostegno della maggioranza pashtun del sud, la nuova Alleanza del Nord potrebbe giocarsi la carta della spartizione geografica del potere, mantenendo per sé il controllo sul nord del paese. Un'opzione, questa, praticabile 'pacificamente' solo dopo un'improbabile riforma costituzionale federalista.

Più realistico prevedere una guerra civile tra nord e sud: riedizione di quella iniziata nel 1996, ma soprattutto prosecuzione della guerra d'occupazione iniziata quasi dieci anni fa: da una parte i talebani sostenuti dal Pakistan, dall'altra l'Alleanza del Nord (esercito e polizia) sostenuta e armata da Usa e Nato. Gli esperti del Pentagono la chiamano semplicemente 'afghanizzazione del conflitto'.

Enrico Piovesana

martedì 21 giugno 2011

Afghanistan, atteso per domani annuncio di Obama su ritiro truppe

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Obama fisserà l'agenda per il ritiro delle truppe che comincerà il mese prossimo e terminerà a fine 2012

Il presidente statunitense Barack Obama annuncerà domani la sua decisione sul numero di militari che verranno ritirati dall'Afghanistan il mese prossimo. Come scrive il Washington Post, l'annuncio di Obama fisserà l'agenda del ritiro delle 33mila unità supplementari inviate nel quadro del surge voluto all'inizio dello scorso anno per contrastare la presenza dei combattenti talebani nelle zone chiave dell'Afghanistan meridionale. Nel suo discorso di domani, Obama ricorderà agli americani le ragioni che hanno motivato l'escalation dello scorso anno e quelle che hanno spinto a tenere decine di migliaia di militari nel paese in un momento difficile per le finanze all'interno del paese. Secondo i funzionari dell'amministrazione il ritiro dovrebbe riguardare un numero che varia tra le tremila e le cinquemila unità.

giovedì 16 giugno 2011

Pakistan, primo arresto per l'omicidio del ministro Bhatti

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


In manette un uomo di Karachi: incastrato da un'intercettazione telefonica. L'appello della comunità cristiana: "Chiediamo giustizia"

La polizia di Karachi, in Pakistan, ha arrestato oggi un uomo sospettato di essere implicato nell'omicidio di Shabbaz Bhatti, ministro per le Minoranze, ucciso lo scorso 2 marzo.

Ad incastrare l'uomo, un'intercettazione telefonica in cui avrebbe ammesso la sua diretta partecipazione al complotto per assassinare il politico pakistano. L'arresto ha risvegliato la comunità cristiana e la società civile che chiedono da mesi un maggior impegno delle forze di sicurezza nel condurre le indagini e nell'assicurare l'ordine e la giustizia nel Paese.

"Il Pakistan ha un serio problema chiamato impunità", ha denunciato Padre Yousaf Emmanuel, direttore della Commissione nazionale "Giustizia e Pace" della Conferenza Episcopale, che ha ricordato l'omicidio di Benazir Bhutto, i cui responsabili rimangono tuttora a piede libero. "Chiediamo al governo di avviare indagini serie. Speriamo e preghiamo che i colpevoli siano presi al più presto, perché la famiglia e la comunità cristiana possano avere giustizia".

Indonesia, condannato a 15 anni Abu Bakar Bashir: era il leader di Jemaah Islamiyah

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


E' accusato di aver finanziato campi d'addestramento ad Aceh. Da 40 anni è uno dei nomi di punta della galassia islamista indonesiana

Il leader religioso Abu Bakar Bashir è stato condannato a 15 anni di prigione. Secondo le autorità indonesiane, avrebbe finanziato campi d'addestramento per miliziani islamici ad Aceh.

Massicce le misure di sicurezza disposte intorno al tribunale, nel timore di possibili attentati da parte dei suoi seguaci.

Bashir, 72 anni, da oltre 40 anni uno dei nomi di punta del terrorismo islamico indonesiano, era stato arrestato nell'agosto dell'anno scorso. E' ritenuto uno degli ispiratori e guide di riferimento del network jihadista Jemaah Islamiyah. L'anziano leader ha respinto le accuse, sostenendo che si tratti di una cospirazione americana.

Secondo gli analisti, le milizie insediatesi nell'area di Aceh stavano preparando attentati contro funzionari governativi, non musulmani e musulmani moderati.

Bashir era stato condannato per aver favorito l'organizzazione dell'attentato a Bali del 2002, in cui morirono oltre 200 persone. Era stato scarcerato nel 2006 dopo uno sconto di pena e una vittoria in appello.

martedì 7 giugno 2011

Il Nepal ha bisogno del turismo per evitare la bancarotta

Articolo tratto da "Asia News" (http://www.asianews.it)


di Kalpit Parajuli
Nonostante le tensioni e i disordini sociali, c’è un forte aumento del turismo, risorsa essenziale per l’economia del Paese. In crescita soprattutto quelli provenienti dall’Asia. Esperti: risorsa importante, ma non sufficiente da sola per sostenere l’economia.

Kathmandu (AsiaNews) – In aumento del 47,1% i turisti in Nepal, pari a 39.179 presenze in più a fine maggio secondo l’Ufficio nepalese per il turismo (Unt), che si basa sui dati dell’Ufficio Immigrazione dell’aeroporto internazionale Tribhuvan di Kathmandu, riferiti all’anno fiscale in corso (che è iniziato il 16 luglio).

Un forte calo delle prenotazioni effettuate nel mese di maggio aveva suscitato forte allarme nel Paese, per il timore che i gravi problemi politici potessero inaridire questa essenziale fonte di reddito.

Ma Ram Sharan Mahat, ex ministro delle Finanze, spiega ad AsiaNews che “la crescita del turismo, nonostante i ripetuti scioperi generali e l’instabilità politica, ha sostenuto l’economia del Paese”, che "sarebbe andato in bancarotta quest’anno senza il sostegno del turismo”. “Mi risulta che il 20% degli investitori esteri ha lasciato il Nepal e circa un 50% osserva con attenzione la stabilità politica e le proteste dei sindacati”, “se il Nepal non riesce a darsi la nuova Costituzione e ad assicurare la stabilità politica, il Paese non potrà sostenersi da un punto di vista economico”.

Secondo gli accordi politici, dopo la caduta della monarchia il Paese avrebbe dovuto approvare la nuova Costituzione per procedere poi a elezioni generali. Ma ancora la nuova Costituzione non è pronta e partiti all’opposizione accusano le forze di governo di volere così rinviare le elezioni e mantenere il potere. Ci sono state manifestazioni e scioperi di protesta.

Prachandra Man Shrestha, presidente dell’Unt, spiega che “alcuni scioperi generali e i contrasti politici hanno turbato il turismo per alcuni giorni prima della decisione del 28 maggio di prorogare l’incarico dell’Assemblea costituente”. In precedenza, egli aveva il timore che lo scontro politico portasse a problemi sociali, con gravi conseguenze sul turismo. Ma ora è fiducioso che il turismo aumenti, anche se ritiene che “il turismo, da solo, non può sostenere a lungo l’economia del Paese. Il turismo ci porta guadagni soprattutto per 2 stagioni nell’anno. Occorre che il governo crei le condizioni per attirare gli investimenti nazionali ed esteri”.

Il capo della polizia Ramesh Chanda Tahkuri è stato cacciato per fatti di corruzione e sostituito da Rabindra Pratap Shah, a conferma della difficile situazione per la sicurezza.

Il Nepal ha lanciato l’Anno del turismo e nei primi 5 mesi di questa campagna il turismo è aumentato del 23%. Un dato per comprendere il fenomeno: dall’Aeroporto Tribhuvan nel maggio 2011 sono partiti 52.489 turisti esteri, a fronte di 51.610 arrivi e 67.908 partenze di cittadini nepalesi.

E’ cresciuto soprattutto il turismo dai Paesi dell’Associazione dell’Asia del Sud per la cooperazione regionale (Saarc, India, Pakistan, Bangladesh e altri) con un aumento del 71,5%, con un +78,4% dei soli turisti indiani, un +24,1% dal Pakistan e +31,6% dallo Sri Lanka. Ma anche dagli altri Paesi dell’Asia l’aumento è stato del 63,9%, anche grazie a una campagna dell’Utn sul miglioramento della sicurezza interna. I turisti cinesi sono cresciuti di oltre il 100%, nell’anno fiscale fino al 31 maggio, +134% per Malaysia, +115,7% per Thailandia, +78% per Singapore e +94% per la Corea del Sud, mentre dal Giappone colpito dallo tsunami c’è stata una diminuzione del 15%.

Ma aumentano gli arrivi anche da Europa (+10,5%), Australia (+53%) e Nuova Zelanda (+129%), come pure da Canada e Stati Uniti.