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martedì 20 settembre 2011

Ucciso l'ex presidente Rabbani Kamikaze un falso emissario talebano

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

AFGHANISTAN

La vittima era oggi a capo del Consiglio per la pace, incaricato di negoziare con i talebani. La bomba nascosta nel turbante. Nella sua abitazione, vicina alla sorvegliatissima sede diplomatica Usa, era in corso una riunione, si temono altre vittime. Gravemente ferito un alto consigliere di Karzai. Il presidente torna dagli Usa

KABUL - Il presidente dell'Alto Consiglio per la Pace dell'Afghanistan, Burhanuddin Rabbani, 71 anni, è rimasto vittima di un attentato suicida a Kabul. "Rabbani è stato martirizzato" le parole usate per ufficializzare l'accaduto da Mohammed Zahir, capo del dipartimento investigazioni criminali della polizia di Kabul. L'attentato è avvenuto nel pomeriggio nel quartiere di Wazir Akbar Khan, considerato una delle zone più protette della città, la "green zone", dove ha sede l'ambasciata americana e nei pressi della quale è la casa del presidente dell'Alto Consiglio per la Pace. Dalle prime testimonianze, pare si sia trattato della "probabile" azione di un attentatore suicida, come ha spiegato Hashmatullah Stanikzai, portavoce del capo della polizia.

Secondo fonti vicine all'ex presidente afgano e la stessa polizia, la bomba che ha ucciso Rabbani era nascosta in un turbante. Indossava il copricapo un falso emissario dei talebani, in realtà un kamikaze, giunto a casa del presidente del Consiglio per la Pace dove era in programma una riunione, a cui avrebbero partecipato decine di persone. Per questo, secondo il capo della polizia, nell'attentato "vi sono sicuramente altre vittime". Da altre fonti della polizia trapela il grave ferimento nell'attentato di Masoom Stanekzai, consigliere del presidente Hamid Karzai. "E' vivo ma in gravi condizioni" ha dichiarato una fonte. Secondo l'agenzia di stampa Islamic Afghan Press (IAP) Stanikzai sarebbe una delle quattro
persone che hanno perso la vita oltre a Rabbani. Secondo fonti giornalistiche, in casa di Rabbani erano presenti due esponenti talebani. Una settimana fa nella stessa zona era entrato in azione un commando di kamikaze 1, un'azione spettacolare che aveva avuto come obiettivi il quartier generale della Nato a Kabul e la stessa ambasciata americana, conclusa con un bilancio di 15 morti.

L'attentato è avvenuto a poche ore dall'incontro tra il presidente afgano Hamid Karzai e il presidente Usa Barack Obama a New York, a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Appresa la notizia dell'attentato, Karzai ha deciso di rientrare subito in Afghanistan ma prima di ripartire ha incontrato Obama in un hotel. Il presidente afgano ha condannato con forza l'uccisione di Rabbani, sostenendo che il presidente dell'Alto Consiglio "ha immolato la sua vita sulla via della pace, della stabilità e dell'indipendenza nazionale". "Le uccisioni di Rabbani - ha concluso il capo dello Stato - di Ahmad Wali Karzai, di Jan Muhammad Khan, e del generale Dawood Dawood, mostrano che i nemici di questo paese non hanno pietà per i patrioti afgani. Ma non ci fermeranno nel perseguire la pace". Gli ha fatto eco il presidente Obama, definendo "una tragica pedita" la morte di Rabbani, ma aggiungendo: "Non ci faremo dissuadere dal creare un percorso che permetta agli afgani di vivere in libertà, sicurezza e prosperità".

Leader della resistenza mujahideen durante gli anni 80 dell'occupazione sovietica, nel decennio successivo Rabbani fu presidente di un Afghanistan lacerato in fazioni in lotta per il controllo del paese dopo il ritiro delle truppe di Mosca, finché i talebani non lo estromisero dal potere nel 1996. Karzai lo aveva voluto a capo del Consiglio per la Pace, istituito nell'ottobre 2010 con l'obiettivo di stabilire contatti con i talebani per arrivare a una soluzione pacifica del conflitto interno afgano. Appello a cui, ad oggi, i talebani sono sembrati sordi: respinta ogni offerta di dialogo con Karzai, almeno fino a quando a proteggere il presidente resteranno sul campo i circa 130mila soldati del contingente internazionale. Anche se, secondo fonti occidentali, discussioni preliminari con emissari talebani avrebbero in realtà avuto luogo negli ultimi mesi in vista di un autentico negoziato. L'attentatore suicida che ha ucciso Rabbani si sarebbe spacciato proprio per uno di questi mediatori, si sarebbe presentato dicendo di avere un messaggio da parte della shura di Quetta.

La morte di Rabbani "è un duro colpo al processo di pace e una grave perdita per l'Afghanistan - ha dichiarato Sadiqa Balkhi, membro del Consiglio per la Pace - Il professor Rabbani era un leader influente e spirituale. E stata riuscendo a coinvolgere i combattenti talebani nel processo di pace". Tra le offerte del Consiglio per la Pace agli insorti, amnistia e lavoro per i militanti, possibilità di asilo all'estero per i leader.

(20 settembre 2011)

martedì 6 settembre 2011

Primo Ministro indiano a Dhaka per 'incontro storico'

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Manmohan Singh e Sheik Hazina firmeranno un'intesa sui confini tra i due Paesi e inizieranno i negoziati per una partnership commerciale

Il Primo Ministro indiano arriverà oggi in Bangladesh per una visita di due giorni, durante il quale i leader dei due Paesi dovrebbero firmare un accordo storico sui confini e su questioni commerciali. Si tratta del primo incontro ufficiale tra i due omologhi in 12 anni.

Manmohan Singh sarà accompagnato dai leader di quattro Stati indiani che confinano con il Bangladesh: Assam, Tripura, Mizoram e Meghalaya.

"La nostra partnership con il Bangladesh è importante per la stabilità e prosperità della regione nordorientale", ha dichiarato Singh. Questo incontro è visto come un tentativo di Delhi di rafforzare i suoi legami regionali per opporsi all'influenza cinese nella regione.


Al confine tra India e Bangladesh si trovano centinaia di enclaves rivendicate da entrambi i Paesi in cui decine di migliaia di persone si considerano, di fatto, senza Stato. Durante l'incontro i due capi di Stato dovrebbero accordarsi su uno scambio di territorio al confine per risolvere la questione.

Delhi sta cercando anche di ottenere il permesso di utilizzare le strade e le ferrovie bengalesi per trasportare beni nelle enclaves indiane in Bangladesh. A sua volta Dhaka vorrebbe il lascia passare per attraversare l'India nei suoi scambi commerciali con Nepal e Bhutan. Singh ha anche annunciato 1 miliardo di prestiti al Bangladesh per migliorare le sue infrastrutture.

venerdì 2 settembre 2011

Sri Lanka, stato d'emergenza perenne

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


Rajapaksa revoca la legislazione emergenziale in vigore durante la guerra civile solo per sostituirla con nuove norme che istituzionalizzano uno Stato di polizia permanente

Il regime nazionalista di Mahinda Rajapaksa ha annunciato la revoca dello stato d'emergenza in vigore dal 1983, ma solo per sostituirlo con una nuova legislazione 'anti-terrorismo' che di fatto prolunga, anzi, rende permanente la legge marziale.

Un'operazione cosmetica che, come spiegato dallo stesso ministro della Giustizia Mohan Peiris, non comporterà la scarcerazione degli almeno 12mila prigionieri politici tamil, detenuti senza formali accuse dalla fine del conflitto nel maggio 2009.

Non verranno nemmeno revocati i poteri emergenziali di esercito e polizia, né smilitarizzate le 'zone di sicurezza'. Tantomeno decadrà la messa al bando di tutte le organizzazioni politiche legate all'Ltte, come le Tigri del fronte popolare di liberazione (Pflt).

Rimarranno in vigore anche tutte le norme che limitano la libertà di sciopero e di stampa, con il loro tragico corollario di violenze para-governative contro attivisti sindacali, difensori dei diritti umani e giornalisti critici.

La revoca dello stato d'emergenza giunge alla vigilia della riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che si terrà il 13 settembre a Ginevra, nella quale verranno discusse le accuse di crimini di guerra commessi dal regime di Colombo.

Rajapaksa spera, con questa mossa, di ripulire la sua immagine per evitare l'istruzione di inchieste internazionali contro il suo regime. Ma sa bene che la comunità internazionale, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non tireranno mai la corda fino a spezzarla.

Nessuno mosse un dito nel 2009 mentre 40mila civili tamil venivano massacrati dall'esercito in pochi mesi sotto gli occhi degli osservatori Onu e della Croce Rossa Internazionale. Nessuno sembra seriamente intenzionato a farlo neanche ora che quei crimini sono stati certificati dalle stese Nazioni Unite.

Stati Uniti ed Unione Europea non vogliono arrivare a una rottura definitiva con un regime che mantiene, e manterrà a lungo, il controllo di un Paese geo-strategicamente importante come lo Sri Lanka, sempre più propenso a passare armi e bagagli dalla parte della Cina.

Rifiutando di riconoscere i propri crimini di guerra, rigettando ogni riconciliazione post-bellica con la minoranza tamil e istituzionalizzando le politiche discriminatorie e persecutorie nei suoi confronti, Rajapaksa sta gettando i semi di una nuova guerra civile. Ma questo sembra non importare a nessuno.

Enrico Piovesana

lunedì 1 agosto 2011

L’India paga il petrolio iraniano “aggirando” i divieti Onu

Articolo tratto da "Asia News" (http://www.asianews.it)

IRAN - INDIA


L’India importa quasi 400mila barili di greggio iraniano al giorno. Da dicembre i pagamenti sono stati bloccati, a seguito delle sanzioni Onu contro l’Iran per il suo programma nucleare. Dopo lunghe trattative, le parti concordano un modo di pagamento.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Iran e India hanno trovato un accordo per il pagamento del debito di New Delhi per l’importazione del petrolio iraniano. Teheran aveva minacciato di sospendere la fornitura di energia, essenziale per New Delhi, dopo che i pagamenti erano stati bloccati da dicembre per le sanzioni decise dall'Onu contro il commercio con Teheran per il suo programma nucleare.

Il sito web del ministero iraniano per il Petrolio, Shana, riporta oggi la dichiarazione di Ahmed Qalebani, capo della Compagnia petrolifera nazionale iraniana, che “a seguito di intense negoziazioni, le due parti hanno concordato il pagamento degli arretrati appena possibile”. I pagamenti saranno divisi in due tranche e la prima avverrà nei prossimi giorni, pare in gran parte in euro.

New Delhi importa dall’Iran circa 400mila barili di greggio al giorno, pari a circa il 12% del suo fabbisogno di petrolio, è il 2° maggior cliente di Tehran.

Lo scorso dicembre la centrale Reserve Bank of India interruppe i pagamenti, per le sanzioni contro il commercio con l’Iran, dopo che una banca iraniana-tedesca di Amburgo aveva subito sanzioni e non aveva potuto trasferire denaro all’Iran. Le sanzioni non proibiscono l’acquisto del greggio iraniano, ma rendono difficile qualsiasi scambio commerciale come dare in cambio merci (l’India esporta in Iran alimenti, acciaio e prodotti elettronici), né Tehran accettava di essere pagata soltanto in rupie.

L’impasse aveva portato Teheran a minacciare di interrompere ogni fornitura dal 1° agosto.

Mohsen Ghamsari, vicedirettore operativo della Nioc, ha spiegato che non ci sono stati invece problemi con la Cina, alla quale il Paese cede oltre 400mila barili di greggio al giorno.

Gli esperti ritengono che Teheran non possa comunque permettersi di sospendere le forniture all’India, nonostante simili ritardi nei pagamenti, anche per non essere soppiantata dall’Arabia Saudita.

India, Manipur, bomba in un mercato: almeno 5 morti

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Sono circa 20 i gruppi militanti attivi nel Manipur. Chiedono la secessione

Sono almeno i cinque i morti per l'esplosione di una bomba in un affollato mercato indiano nello stato del Manipur, nel nord-est del Paese. La deflagrazione si è verificata nel pomeriggio nel Sangakpham Bazar, vicino alla capitale dello stato, Imphal. La polizia ha dichiarato che l'ordigno era collocato su una moto. "Quattro persone sono morte sul posto, mentre un'altra è deceduta per le ferite mentre veniva trasportata all'ospedale", ha spiegato K Sharat, funzionario del centro di controllo della polizia contattato al telefono dalla Dpa da Imphal. Sharat ha aggiunto che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare dal momento che uno dei feriti versa in gravi condizioni. Al momento nessuno ha rivendicato la paternità dell'attentato. Tra i sospetti, però, c'è un gruppo di ribelli locali. Sono circa 20 i gruppi militanti attivi nel Manipur. Chiedono la secessione dal governo centrale e una maggiore autonomia. Stando ai dati ufficiali, sono oltre settemila gli agenti di polizia uccisi dal 2002 in scontri con militanti nello stato.

lunedì 4 luglio 2011

Thailandia, elezioni: il partito di Yingluck Shinawatra vince e pensa a un governo di coalizione

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Si tratta di un partito finanziato dal fratello di Yingluck, ex premier cacciato dal golpe militare. L'esercito ha però assicurato che accetterà il risultato delle urne

Il partito Puea Thai, guidato da Yingluck Shinawatraha vinto le elezioni di ieri in Thailandia con la maggioranza assoluta dei seggi e ha raggiunto un accordo preliminare con altri quattro partiti minori per formare una coalizione di governo che permetterà alla maggioranza di controllare in Parlamento 299 seggi su 500. Lo ha annunciato la stessa Yingluck, sorella dell'ex primo ministro Thaksin, deposto dai militari con un colpo di stato nel 2006. Due dei quattro partiti scelti dal Puea Thai hanno già confermato pubblicamente di voler sostenere il partito finanziato dall'estero da Thaksin. I militari intanto hanno già precisato di aver accettato il responso delle urne e non si opporranno alla formazione di un governo formato dall'ex partito d'opposizione, il Puea Thai, guidato da Yingluck Shinawatra: lo ha assicurato il ministro della difesa uscente ed ex capo di stato maggiore dell'esercito, Prawit Wongsuwan.

mercoledì 29 giugno 2011

Afghanistan, torna l'Alleanza del Nord

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


I leader delle opposizioni tagica, uzbeca e hazara si sono incontrati a Kabul per sancire la nascita di una nuova alleanza anti-talebana, decisa a bloccare il processo di riconciliazione

In vista del disimpegno militare occidentale in Afghanistan e del ritorno al potere dei talebani, concordato con Karzai e con gli stessi americani, il paese asiatico sembra prepararsi a riportare indietro di quindici anni le lancette dell'orologio afgano.

Esattamente al 1996, quando per contrastare l'avvento al potere dei talebani, le minoranze etniche non-pashtun del nord (tagichi, uzbechi e hazara, che insieme costituiscono però maggioranza) si allearono tra loro formando il Fronte Islamico Unito, noto in Occidente come 'Alleanza del Nord'.

Lo scorso 23 giugno, gli ex comandanti delle tre fazioni etniche che costituivano l'Alleanza del Nord, e che oggi sono leader dei principali partiti di opposizione a Karzai, si sono incontrati a Kabul per sancire la nascita di una nuova alleanza anti-talebana.

Scopo principale della nascente coalizione - che ancora non ha un nome - è la ferma opposizione al processo di riconciliazione con i talebani portato avanti da Karzai e Stati Uniti, giudicata politicamente e storicamente ''scorretta'' e ''pericolosa'' per il futuro del paese.

Un'alleanza per ora solo politica, di cui è però difficile ignorare il risvolto militare, visto che gli ex signori della guerra hanno dismesso le mimetiche, ma non le loro fedelissime milizie, oggi in gran parte inquadrate nell'esercito e nella polizia afgani addestrati dalla Nato.

Alla riunione di sabato c'erano il tagico Ahmad Zia Massoud, fratello del famoso 'Leone del Panjshir' e leader de facto della Jamiat-e Islami (formalmente capeggiata dall'anziano Burhanuddin Rabbani), l'uzbeco Abdul Rashid Dostum, leader storico del Junbish-e Milli, e l'hazara Mohammad Mohaqiq, capo del Hezb-e Wahdat.

Erano invitati anche i due outsider dell'opposizione tagica (comunque vicini alla Jamiat-e Islami): l'ex sfidante presidenziale di Karzai e leader del partito 'Cambiamento e Speranza', Abdullah Abdullah, e l'ex capo dei servizi segreti ora a capo del movimento 'Tendenza Verde', Amrullah Saleh. Non hanno presenziato alla riunione del 23, ma anche loro dovrebbero far parte della nuova alleanza.

Saleh e Abdullah, infatti, sono stati negli ultimi mesi i più duri critici al processo di pace con i talebani. Lo scorso 5 maggio hanno organizzato a Kabul un'apposita manifestazione contro le trattative, cui hanno partecipato migliaia di persone, tra cui molti parlamentari e comandanti militari.

"Karzai chiama i talebani fratelli - aveva dichiarato in quell'occasione Saleh - ma qui siamo davanti a un'oppressione della nostra nazione. Quelli non sono nostri fratelli, sono terroristi. Se il governo non ci ascolterà, torneremo presto ad occupare le piazze del paese".

Da parte sua, Abdallah aveva detto: "Non dovremmo corteggiare persone che si sono messe dalla parte del terrorismo e agli ordini di servizi segreti stranieri (Pakistani, ndr) per rovinare il nostro paese. La nostra dignità e reputazione non ci permette di fare richieste con le mani giunte ai talebani".

Va sottolineato che tutti i leader della vecchia e nuova Alleanza del Nord sono contrari al sostegno di Washington alla riconciliazione con i talebani, ma non a una presenza militare americana a lungo termine in Afghanistan sotto forma di basi permanenti.

Considerato ciò e tenuto contro che l'altra battaglia che la nascente coalizione anti-talebana e anti-Karzai vuol portare avanti sarà quella per trasformare l'Afghanistan - prima del 2014 - in uno Stato federale fortemente decentrato, il piano a lungo termine di Massoud, Dostum, Mohaqiq, Andullah e Saleh appare chiaro.

Il loro obiettivo ideale è scalzare Karzai dal potere 'con le buone' alle elezioni presidenziali del 2014 (il che a Washington non spiacerebbe affatto) e, forti del loro consolidato controllo sulle forze armate nazionali, esercito e polizia, continuare a combattere i talebani con il sostegno militare (ed economico) americano.

In alternativa, dovesse Karzai rimanere presidente grazie a un accordo politico con i talebani 'riconciliati' e al sostegno della maggioranza pashtun del sud, la nuova Alleanza del Nord potrebbe giocarsi la carta della spartizione geografica del potere, mantenendo per sé il controllo sul nord del paese. Un'opzione, questa, praticabile 'pacificamente' solo dopo un'improbabile riforma costituzionale federalista.

Più realistico prevedere una guerra civile tra nord e sud: riedizione di quella iniziata nel 1996, ma soprattutto prosecuzione della guerra d'occupazione iniziata quasi dieci anni fa: da una parte i talebani sostenuti dal Pakistan, dall'altra l'Alleanza del Nord (esercito e polizia) sostenuta e armata da Usa e Nato. Gli esperti del Pentagono la chiamano semplicemente 'afghanizzazione del conflitto'.

Enrico Piovesana

martedì 21 giugno 2011

Afghanistan, atteso per domani annuncio di Obama su ritiro truppe

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Obama fisserà l'agenda per il ritiro delle truppe che comincerà il mese prossimo e terminerà a fine 2012

Il presidente statunitense Barack Obama annuncerà domani la sua decisione sul numero di militari che verranno ritirati dall'Afghanistan il mese prossimo. Come scrive il Washington Post, l'annuncio di Obama fisserà l'agenda del ritiro delle 33mila unità supplementari inviate nel quadro del surge voluto all'inizio dello scorso anno per contrastare la presenza dei combattenti talebani nelle zone chiave dell'Afghanistan meridionale. Nel suo discorso di domani, Obama ricorderà agli americani le ragioni che hanno motivato l'escalation dello scorso anno e quelle che hanno spinto a tenere decine di migliaia di militari nel paese in un momento difficile per le finanze all'interno del paese. Secondo i funzionari dell'amministrazione il ritiro dovrebbe riguardare un numero che varia tra le tremila e le cinquemila unità.

giovedì 16 giugno 2011

Pakistan, primo arresto per l'omicidio del ministro Bhatti

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


In manette un uomo di Karachi: incastrato da un'intercettazione telefonica. L'appello della comunità cristiana: "Chiediamo giustizia"

La polizia di Karachi, in Pakistan, ha arrestato oggi un uomo sospettato di essere implicato nell'omicidio di Shabbaz Bhatti, ministro per le Minoranze, ucciso lo scorso 2 marzo.

Ad incastrare l'uomo, un'intercettazione telefonica in cui avrebbe ammesso la sua diretta partecipazione al complotto per assassinare il politico pakistano. L'arresto ha risvegliato la comunità cristiana e la società civile che chiedono da mesi un maggior impegno delle forze di sicurezza nel condurre le indagini e nell'assicurare l'ordine e la giustizia nel Paese.

"Il Pakistan ha un serio problema chiamato impunità", ha denunciato Padre Yousaf Emmanuel, direttore della Commissione nazionale "Giustizia e Pace" della Conferenza Episcopale, che ha ricordato l'omicidio di Benazir Bhutto, i cui responsabili rimangono tuttora a piede libero. "Chiediamo al governo di avviare indagini serie. Speriamo e preghiamo che i colpevoli siano presi al più presto, perché la famiglia e la comunità cristiana possano avere giustizia".

Indonesia, condannato a 15 anni Abu Bakar Bashir: era il leader di Jemaah Islamiyah

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


E' accusato di aver finanziato campi d'addestramento ad Aceh. Da 40 anni è uno dei nomi di punta della galassia islamista indonesiana

Il leader religioso Abu Bakar Bashir è stato condannato a 15 anni di prigione. Secondo le autorità indonesiane, avrebbe finanziato campi d'addestramento per miliziani islamici ad Aceh.

Massicce le misure di sicurezza disposte intorno al tribunale, nel timore di possibili attentati da parte dei suoi seguaci.

Bashir, 72 anni, da oltre 40 anni uno dei nomi di punta del terrorismo islamico indonesiano, era stato arrestato nell'agosto dell'anno scorso. E' ritenuto uno degli ispiratori e guide di riferimento del network jihadista Jemaah Islamiyah. L'anziano leader ha respinto le accuse, sostenendo che si tratti di una cospirazione americana.

Secondo gli analisti, le milizie insediatesi nell'area di Aceh stavano preparando attentati contro funzionari governativi, non musulmani e musulmani moderati.

Bashir era stato condannato per aver favorito l'organizzazione dell'attentato a Bali del 2002, in cui morirono oltre 200 persone. Era stato scarcerato nel 2006 dopo uno sconto di pena e una vittoria in appello.

martedì 7 giugno 2011

Il Nepal ha bisogno del turismo per evitare la bancarotta

Articolo tratto da "Asia News" (http://www.asianews.it)


di Kalpit Parajuli
Nonostante le tensioni e i disordini sociali, c’è un forte aumento del turismo, risorsa essenziale per l’economia del Paese. In crescita soprattutto quelli provenienti dall’Asia. Esperti: risorsa importante, ma non sufficiente da sola per sostenere l’economia.

Kathmandu (AsiaNews) – In aumento del 47,1% i turisti in Nepal, pari a 39.179 presenze in più a fine maggio secondo l’Ufficio nepalese per il turismo (Unt), che si basa sui dati dell’Ufficio Immigrazione dell’aeroporto internazionale Tribhuvan di Kathmandu, riferiti all’anno fiscale in corso (che è iniziato il 16 luglio).

Un forte calo delle prenotazioni effettuate nel mese di maggio aveva suscitato forte allarme nel Paese, per il timore che i gravi problemi politici potessero inaridire questa essenziale fonte di reddito.

Ma Ram Sharan Mahat, ex ministro delle Finanze, spiega ad AsiaNews che “la crescita del turismo, nonostante i ripetuti scioperi generali e l’instabilità politica, ha sostenuto l’economia del Paese”, che "sarebbe andato in bancarotta quest’anno senza il sostegno del turismo”. “Mi risulta che il 20% degli investitori esteri ha lasciato il Nepal e circa un 50% osserva con attenzione la stabilità politica e le proteste dei sindacati”, “se il Nepal non riesce a darsi la nuova Costituzione e ad assicurare la stabilità politica, il Paese non potrà sostenersi da un punto di vista economico”.

Secondo gli accordi politici, dopo la caduta della monarchia il Paese avrebbe dovuto approvare la nuova Costituzione per procedere poi a elezioni generali. Ma ancora la nuova Costituzione non è pronta e partiti all’opposizione accusano le forze di governo di volere così rinviare le elezioni e mantenere il potere. Ci sono state manifestazioni e scioperi di protesta.

Prachandra Man Shrestha, presidente dell’Unt, spiega che “alcuni scioperi generali e i contrasti politici hanno turbato il turismo per alcuni giorni prima della decisione del 28 maggio di prorogare l’incarico dell’Assemblea costituente”. In precedenza, egli aveva il timore che lo scontro politico portasse a problemi sociali, con gravi conseguenze sul turismo. Ma ora è fiducioso che il turismo aumenti, anche se ritiene che “il turismo, da solo, non può sostenere a lungo l’economia del Paese. Il turismo ci porta guadagni soprattutto per 2 stagioni nell’anno. Occorre che il governo crei le condizioni per attirare gli investimenti nazionali ed esteri”.

Il capo della polizia Ramesh Chanda Tahkuri è stato cacciato per fatti di corruzione e sostituito da Rabindra Pratap Shah, a conferma della difficile situazione per la sicurezza.

Il Nepal ha lanciato l’Anno del turismo e nei primi 5 mesi di questa campagna il turismo è aumentato del 23%. Un dato per comprendere il fenomeno: dall’Aeroporto Tribhuvan nel maggio 2011 sono partiti 52.489 turisti esteri, a fronte di 51.610 arrivi e 67.908 partenze di cittadini nepalesi.

E’ cresciuto soprattutto il turismo dai Paesi dell’Associazione dell’Asia del Sud per la cooperazione regionale (Saarc, India, Pakistan, Bangladesh e altri) con un aumento del 71,5%, con un +78,4% dei soli turisti indiani, un +24,1% dal Pakistan e +31,6% dallo Sri Lanka. Ma anche dagli altri Paesi dell’Asia l’aumento è stato del 63,9%, anche grazie a una campagna dell’Utn sul miglioramento della sicurezza interna. I turisti cinesi sono cresciuti di oltre il 100%, nell’anno fiscale fino al 31 maggio, +134% per Malaysia, +115,7% per Thailandia, +78% per Singapore e +94% per la Corea del Sud, mentre dal Giappone colpito dallo tsunami c’è stata una diminuzione del 15%.

Ma aumentano gli arrivi anche da Europa (+10,5%), Australia (+53%) e Nuova Zelanda (+129%), come pure da Canada e Stati Uniti.

lunedì 2 maggio 2011

Bin Laden ucciso in Pakistan Barak Obama: "Giustizia è fatta"

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it), da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".

Bin Laden ucciso in Pakistan Barak Obama: "Giustizia è fatta"
Festeggiamenti a New York dopo l'annuncio della morte di Osama Bin Laden


Il leader di Al Qaeda si trovava in un accampamento ad Abbotabad, fuori Islamabad. Insieme a lui sarebbero morti anche altri membri della sua famiglia. L'annuncio del presidente americano nella notte: "Operazione durata mesi, ho ordinato oggi l'intervento quando abbiamo avuto abbastanza informazioni di intelligence. E' il risultato più importante nella nostra lotta al terrorismo. La battaglia non è finita, rimaniamo vigili. Ma la nostra guerra non è contro l'Islam". L'uccisione a 3.519 giorni dagli attentati dell'11 settembre 2001. I militari Usa mostreranno il suo corpo ma è giallo sulla sepoltura in mare. Una folla già radunata fuori dalla Casa Bianca scandisce: "Usa, Usa" e canta l'inno nazionale. Le reazioni di congratulazioni dei Capi di Stato di tutto il mondo. Interpol mette in guardia: "Ora aumenta il rischio". Le Borse europee in rialzo dopo l'annuncio. Asia Times: "Già scelti i suoi successori". Talebani: "Vendetta contro Usa e Pakistan"
LE IMMAGINI: PARLA OBAMA - SPECIALE 11/9 - 20 ANNI DI TERRORE - VIDEO: IL NASCONDIGLIO

(Aggiornato alle 13:11 del 02 maggio 2011)

giovedì 31 marzo 2011

India, censimento 2011: la popolazione arriva a 1,21 miliardi

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Donne fortemente discriminate. Lo stato più popolato è Uttar Pradesh, la città a maggior densità demografica New Dehli

Secondo i dati raccolti durante il quindicesimo censimento nazionale, l'India conta 1,21 miliardi di abitanti: 10 milioni meno della Cina, che continua a mantenere il primato di nazione più popolosa al mondo. Il tasso di disparità registrato tra donne (586,5 milioni) e uomini (623,7 milioni) non è mai stato così alto: il divario è addebitabile alla persistente discriminazione nei confronti delle bambine, che comprende anche l'aborto selettivo dei feti femmina.

Il 16 percento della popolazione vive nello stato settentrionale dell'Uttar Pradesh seguito dal 9 percento di Maharashtra e Bihar, che insieme contano più abitanti degli Stati Uniti. La città a più alta densità demografica è la capitale, New Dehli, con quasi 9.300 abitanti per chilometro quadrato.

Per la prima volta nella storia dell'India moderna, è stato riscontrato un rallentamento nel ritmo di crescita della popolazione, che è passato dal 21,5 percento di dieci anni fa, al 17,6 odierno.

giovedì 3 febbraio 2011

Nepal, Khanal è il nuovo primo ministro

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Leader del Partito comunista marxista-leninista, Khanal ha ottenuto anche il sostegno dei parlamentari del Partito comunista maoista

Il parlamento nepalese ha eletto come nuovo primo ministro Jhalnath Khanal, leader del Partito comunista marxista-leninista, che ha ottenuto 368 voti su 601.

Khanal è riuscito a riportare questa vittoria anche con l'appoggio del Partito comunista maoista, la forza politica più radicata nel paese.

Con la nomina di Khanal a capo del governo nepalese, si pone così fine allo stallo politico, durato sette mesi, capace di minacciare, secondo le Nazioni Unite, il processo di pace nel paese. Difatti, il paese himalayano era entrato in crisi a giugno, in seguito alla destituzione di Madhav Kumar Nepal dalla carica di primo ministro, a causa delle pressioni delle forze maoiste sulla necessità di risolvere il problema dell'integrazione dei ribelli nelle truppe dell'esercito regolare.

La costituzione del nuovo esecutivo potrebbe rimettere in moto il processo di stesura di una nuova costituzione e risolvere il problema del destino dei combattenti maoisti. Questi obiettivi, ha ribadito il nuovo capo del governo, "non potranno essere conseguiti senza l'appoggio di tutte le forze politiche del paese".